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IMMIGRATI E MALATTIE, IL PARERE DELL’INFETTIVOLOGO: “IL PROBLEMA ARRIVA DALL’AFRICA”

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La minaccia di un’escalation di casi di malattie tropicali con l’accentuarsi dei flussi migratori è un dato di fatto in Italia testimoniato da chi nei reparti di malattie infettive degli ospedali italiani deve far fronte al fenomeno. Lo stato dell’arte è descritto con precisione dal prof. Gianni Rezza, epidemiologo e responsabile del Dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità, che al Giorno chiarisce: “Abbiamo ormai in Italia diverse centinaia di casi di malaria di importazione, in gran parte si tratta di persone che arrivano da paesi endemici, in cui circola il plasmodio, quindi già contagiate”. E i luoghi più a rischio sono ben noti: “In genere provengono dall’Africa – aggiunge il prof. Rezza – in misura minore da Sud Est Asiatico e America Latina”

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Il fenomeno che più preoccupa però è il modo in cui i contagi stanno avvenendo. Secondo il prof. Rezza sono sempre meno i turisti europei che rientrano da viaggi avventurosi portando con sé malattie come la malaria: “Perché normalmente fanno profilassi. Dopodiché ci possono essere anche quelli che si fermano più a lungo e profilassi non ne fanno”. Da dove arrivano quindi i casi più diffusi registrati finora è più che intuibile capirlo, considerando il crescente numero di stranieri che torna nel proprio Paese per le feste o in vacanza: “Ci sono persone che vivono già stabilmente tra noi – ricorda il professore – Vanno a trovare i parenti, si espongono a infezioni, poi tornano in Italia. Sono i casi di importazione, intuitivi e facili da diagnosticare: hai un febbrone, vieni da paesi dell’Africa equatoriale, il medico pensa subito alla malaria, e per la cura sai da dove iniziare”.

Il fenomeno malarico come quello che ha ucciso la piccola Sofia a Trento potrebbe rimanere un caso isolato. Secondo il prof. Rezza “non c’è epidemia di plasmodium falciparum. Ma con la circolazione di uomini e merci è sempre bene pensare alle possibili evenienze, visto che siamo in grado di contrastarle”.

via Libero

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