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In Tunisia ora è scoppia la rivolta. Rischio di infiltrazioni jihadiste

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Da Kasserine, città nella parte occidentale della Tunisia, a poco più di un’ora dal confine algerino, si espandono le proteste e le marce di solidarietà che da qualche giorno interessano il Paese nordafricano, dopo la morte di un giovane disoccupato, Ridha Yahyaoui, morto fulminato durante un sit-in.

Il bilancio di due giorni di scontri a Kasserine è di almeno 19 feriti tra gli agenti di polizia. Un poliziotto 25enne è morto quando è rimasto intrappolato nell’auto di servizio, aggredito a colpi di pietre, mentre con i colleghi cercava di disperdere la manifestazione.

I moti di protesta hanno poi raggiunto anche Tunisi nella serata di ieri, quando gli scontri tra la polizia e i manifestanti sono esplosi nel quartiere Kram ovest, dove una cinquantina di persone ha dato fuoco ai cassonetti e ai pneumatici per strada. Una situazione che è poi tornata alla normalità.

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Nuove misure del Consiglio dei ministri tunisino puntano a ridurre alcune delle ragioni di attrito nell’area di Kasserine, dove i problemi sono molti, a partire dalla forte disoccupazione anche tra i più giovani. Il monte Chambi, che non dista molto dalla città, è poi uno dei luoghi che più sono interessati, in Tunisia, dalla presenza di sacche di jihadismo. Il timore di alcuni è che possano provare ad approfittare della situazione.

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