INCHIESTA / COSTO MIGRANTI: NEL 2015 LO STATO HA SPESO 3.180.000 EURO IN CONTANTI AL GIORNO, NEL 2016 SARA’ IL DOPPIO

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Mentre gli italiani sono sempre più poveri a causa delle folli politiche degli ultimi tre governi, capitanati da premier infinitamente più attenti ad ubbidire supinamente agli ordini degli oligarchi della Ue in salsa germanica piuttosto che a fare gli interessi dei propri cittadini, scopriamo che i “profughi” che vengono recuperati dalla nostra marina praticamente sulle coste libiche, sono ben coccolati, pasciuti e tutelati.

Gli stessi immigrati che poi si macchiano della maggioranza dei crimini commessi sul nostro suolo.

I dati che andiamo ad analizzare sono forniti direttamente dal ministero degli interni, per cui nessuno può dire che non siano attendibili o non veritieri e sono tratti dal Rapporto sull’accoglienza di migranti e rifugiati in Italia, ottobre 2015.

Secondo tale rapporto, i costi per il solo 2015 dell’accoglienza di questi “profughi” è pari a 1.161.000.000 euro o, tradotto in lire: 2.248.009.470.000, duemila e duecento miliardi del vecchio conio! Se preferite sapere cosa sono costati al giorno in euro, allora si tratta di 3.180.000 euro e spiccioli, tutti prelevati dalle esangui casse dello stato italiano.

La cosa interessante è che secondo lo stesso ministero, solo il 6% di tutti i “profughi” arrivati in Italia nel 2015 ha visto accolta la domanda di rifugiato, un 25% è stato accolto per motivi “umanitari”, un altro 19% per motivi “sussidiari” ed al restante 50% sono state respinte le domande. Ma il governo Renzi è magnanimo – con i soldi dei contribuenti italiani – li sta mantenendo tutti a spese nostre.

Che quello dei “profughi” sia un business appare oltremodo chiaro da come vengono spesi i famosi 35 euro pro capite che lo stato eroga per ciascuno di loro: 13,16 se ne va per “costi per il personale”, 4,3 per “oneri relativi all’adeguamento”, 8,24 per “spese generali per l’assistenza”, 2,15 per “l’integrazione”, 1,31 per le immancabili “consulenze”, 0,3 per i “costi indiretti” e 5,21 per “altre spese”. Un bel calderone dove onlus, coop e associazioni di “volontariato” varie, possono vivere e sguazzare allegramente.

Le circolari ministeriali parlano di 6 mesi per la permanenza nei centri di accoglienza, prorogabili al massimo di altri 6 e di 30 giorni per la valutazione se la domanda di asilo può o meno essere accolta, mentre la permanenza reale invece veleggia tranquillamente sui 18 mesi, con un esborso complessivo a “profugo” di 38.325 euro.

Dicevamo che la maggior parte dei reati è perpetrata da stranieri in Italia: il 33% della popolazione carceraria è fatta di stranieri, a fronte di un 5,8% di extracomunitari sul totale della popolazione. I numeri sono impietosi: stiamo importando criminalità dall’estero. Non solo: non passa giorno che ci siano proteste e sollevazioni da parte dei “profughi” per il cibo non gradito, per la mancanza dei collegamenti internet e di altre frivolezze che a 4.600.000 di italiani sono precluse.

Sì, perché più di quattro milioni e mezzo di italiani vivono in stato di povertà assoluta. Cosa significa vivere in povertà assoluta? Per l’ISTAT, una famiglia di due persone residente in una città del nord è considerata in povertà assoluta se ha meno di 792,63 euro da spendere al mese a valore corrente per l’acquisto di beni e servizi considerati essenziali. E’ facile e al tempo stesso orribile osservare che ogni “profugo”, ogni migrante, insomma chiunque arrivi dalla Libia o da altrove in Italia “richiedendo asilo” ogni mese incassa tra contante e servizi resi (vitto,alloggio, abiti, wi-fi, tessere telefoniche, perfino sigarette) più di mille euro: 1.050 per la precisione.

Perché ho sempre virgolettato la parola “profughi”? Perché ho bene in mente le immagini di coloro che scappavano dalla guerra del Vietnam, scheletrici ed emaciati, o delle disperate immagini che giungono dall’Africa dove la gente muore di fame, mentre quelli che vedo sbarcare salvati dalla nostra marina sono belli muscolosi, in forma e per la maggior parte maschi. Quei maschi che dovrebbero, di norma, pensare a proteggere le proprie famiglie dal nemico se sono in guerra e non darsela a gambe da codardi lasciando anziani, donne e bambini alla mercè dei nemici.

Non è che, forse, stiamo destinando miliardi di euro ai “bisognosi” sbagliati, che forse dovremmo usare quelle risorse per piani di sviluppo sul territorio africano, senza costringere (ammettendo che lo facciano veramente per disperazione e non per mero calcolo economico) la popolazione a sradicarsi dalla propria terra?

In famiglia abbiamo avuto emigranti in Australia, ed oltre ad aver lasciato il cuore in Italia, quando sono andati nel nuovo continente, non hanno preteso di imporre i propri gusti ed i propri costumi, ma hanno umilmente chiesto “con permesso” e si sono adattati alle regole, agli usi ed ai costumi locali. Ecco, tutto questo non riesco a vederlo in molti dei “profughi” che giungono nel nostro paese.

Luca Campolongo

Fonte: Il Nord

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