Iraq, Isis accelera a Mosul lo sviluppo di armi chimiche effettuando test anche sui prigionieri

130

Dopo cattura responsabile programma bellico chimico Daesh, al-Afari, laboratori e nuovo capo Abu Shaima trasferiti in zona segreta. Al via riconquista Falluja, ucciso il capo dello Stato Islamico nella città, Haji Hamsa

L’Isis in Iraq, con l’arrivo delle prime avvisaglie della maxi offensiva a Mosul, sta accelerando lo sviluppo del proprio programma di armi chimiche e sta conducendo test sui prigionieri. Lo rivelano alcuni media internazionali. In particolare, il Daesh ha spostato i suoi laboratori di ricerca in aree densamente popolate, per evitare il rischio che le strutture siano bombardate, e vi ha inviato gli scienziati locali (che avevano lavorato in precedenza al programma bellico chimico di Saddam Hussein) e stranieri con l’ordine di sperimentare gli effetti del gas clorino e dell’iprite (il gas mostarda) sui soldati nemici, sui disertori e su chiunque si trovi nelle mani dello Stato Islamico.Queste informazioni arrivano da diverse fonti, tra cui il capo del dipartimento di ricerca per le armi chimiche dell’Isis/Isil, Sleiman Daoud al-Afari, catturato a marzo in un raid dalle forze speciali statunitensi fuori dalla città, che ha cominciato a collaborare con l’intelligence. Al suo posto è subentrato Abu Shaima, un medico iracheno che durante il periodo del regime Baath aveva lavorato all’Università di Baghdad. Per evitare che si ripeta quanto accaduto ad al-Afari, lo scienziato e i laboratori sono stati spostati dall’università Tal Afar in una zona segreta. Gli esperimenti, invece, sono condotti a Mohandseen, un quartiere cristiano a Mosul, dove la popolazione locale ha segnalato la presenza di camion senza insegne e carcasse di animali (cani e conigli) nell”immondizia. Per quanto riguarda l’uso di cavie umane, invece, sembra che i test avvengano in una prigione segreta ad al-Andalus.

L’uso di armi chimiche da parte dell’Isis è stato già registrato in passato contro i Peshmerga, anche se si trattava di episodi circoscritti sia numericamente sia dal punto di vista delle quantità di tossine utilizzate. Allo stesso tempo si è sempre parlato delle ambizioni “chimiche” o “nucleari” dello Stato Islamico. Le ultime informazioni, però, rivelano che – almeno sul primo versante – si sono compiuti passi in avanti con un obiettivo ben preciso: sviluppare armi in grado di contrastare l’offensiva nemica a Mosul, causando il più elevato numero di vittime avversarie possibile. D’altronde, l’uso di questo tipo di arsenale è l’ultima spiaggia a cui può appigliarsi il Califfato per ritardare la sconfitta definitiva in Iraq. Buona parte delle aree che l’Isil aveva conquistato, infatti, è tornata nelle mani delle forze regolari, che hanno dato il via a una pesante offensiva per riprendere definitivamente Falluja, nella regione di Anbar. Le manovre, peraltro, sono cominciate con i migliori auspici, in quanto in un’operazione è stato ucciso Haji Hamsa, quello che era il capo del Daesh nella città. Quest’azione avrà effetti importanti sulla campagna, influendo in maniera decisiva sul morale dei miliziani che non avranno più un leader a cui fare riferimento e da cui prender ordini per organizzare una difesa coordinata. Di conseguenza, si creeranno gruppi che agiranno in semi autonomia o in base a ordini vecchi. Questi saranno neutralizzabili più agevolmente e si ridurranno i rischi di arrivi improvvisi di rinforzi.

Fonte: Il Velino

Comments are closed.