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ISIS: TRA I 4.681 OBIETTIVI SENZA SCORTA CI SONO ANCHE 32 CONNAZIONALI…

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La lista della morte delle bandiere nere con migliaia di obiettivi da colpire in tutto il mondo contiene nomi, cognomi, indirizzi e numeri di telefono di 32 italiani.

Tutti bersagli distribuiti in rete attraverso sistemi più o meno criptati appellandosi ai «lupi solitari», gli estremisti islamici annidati fra noi. Sembra incredibile, ma la strategia del terrore del Califfato punta a colpire nel mucchio, civili innocenti, colpevoli solo di essere «infedeli» e di vivere nei Paesi «crociati». La lista della morte nasce grazie all’«unità cibernetica» del Califfato.

Pirati informatici che hanno hackerato migliaia di individui penetrando qualche data base. Il giornalista Toni Capuozzo è stato il primo a scovare la lista in rete e ieri l’ha mostrata nel suo blog su Youtube Cronache randagie.

Eloquenti fotomontaggi di mujaheddin mascherati e armati introducono le istruzioni per i lupi solitari. A cominciare dal metodo: «Colpite in mezzo alla folla». I bersagli principale sono «gli infedeli» da «sgozzare senza pietà». Gli obiettivi italiani degli omicidi mirati auspicati dall’Isis sono in gran parte persone sconosciute e per questo più facili da colpire. Molti, però, hanno un impieghi dirigenziali come L. U., ingegnere a Roma.

Per ovvi motivi il Giornale ha deciso di pubblicare solo le iniziali e nessun dettaglio, che possa identificare i connazionali nel mirino. A. M. del Centro nazionale ricerche è uno dei pochi conosciuto nel suo campo. G. L. e R. S lavorano alla Banca d’Italia, anche se in città diverse. R. P. insegna all’università di Lecce. A. C. fa il semplice ragioniere in provincia di Vicenza.

Fra i bersagli degli omicidi mirati indicati ai lupi solitari c’è pure F. C., che vive nel centro più piccolo della lista in Valtellina. Molti esperti informatici o consulenti finanziari sono distribuiti da Benevento a Torino. Per qualcuno oltre a indirizzo e emaila viene fornito anche il numero di cellulare.

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Ben 12 italiani nel mirino delle bandiere nere lavorano a Milano e dintorni. B. B fa il manager in una società di servizi per il settore bancario e finanziario. D. G. e A.C sono rispettivamente impegnati nel campo informatico e tecnologico. D. H. è l’unico con un nome straniero, ma risiede a Milano. S. P. è una donna in posizione dirigenziale. A. P. lavora nel campo dei nuovi media ed M. R. per una grande società dell’innovazione digitale.

L’appello del Califfato a colpirli è raggelante. Un terrorista dell’«unità cibernetica» con la faccia mascherata e bandiera nera sullo sfondo proclama: «O lupo solitario in tutto il mondo – uccidi la croce ovunque – uccidili con forza… colpiscili duramente – vendetta per i musulmani». Un altro fotomontaggio indica con tanto di simboli cosa usare per la mattanza: pistola, coltello, esplosivo, ma pure veleno, pietre e l’automobile per investire le vittime.

La lista della morte comprende 12mila nomi solo in Canada. I 32 italiani sono contenuti in una data base di 4.681 persone compresi 2.168 americani, 214 inglesi e 55 belgi. Gli hacker del Califfo hanno distribuito in tutto il mondo le generalità di possibili bersagli in 21 Paesi dei cinque continenti dal Messico al Vietnam.

La notizia era trapelata la scorsa settimana dai servizi sud coreani, ma si concentrava su una lista di 77 basi Nato o americane da colpire. Sul numero e le generalità degli individui c’era il massimo riserbo. Secondo la Cnn i dati per i lupi solitari sono stati inizialmente trasmessi via Telegram, un sistema di messaggistica criptato.

La mossa fa parte della strategia della tensione del Califfato via web, che ha fornito anche altre liste. Lo scorso maggio i «condannati a morte» dello Stato islamico in Italia erano quasi tutti esponenti di spicco delle forze dell’ordine, più difficili da colpire. Nella lista vip compariva l’ex comandante generale dei carabinieri, Leonardo Gallitelli, l’allora questore di Firenze, Raffaele Micillo, ma pure comandanti dei vigili urbani o uomini della polizia e della guardia di finanza.

Fonte: qui

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