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ISIS – Ecco come comunicano i jhiadisti nel web sommerso

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“Vestitevi in modo casual, portate con voi solo uno zainetto e soprattutto indottrinatevi sulle attrazioni turistiche del Paese dove intendete recarvi, per apparire come normali visitatori, non connotati religiosamente”. “Munitevi di un visto turistico, e assicuratevi che il telefono cellulare o gli altri dispositivi elettronici siano stati ripuliti da elementi incriminanti”.

Sono solo alcune conversazioni tra jihadisti che l’intelligence ha intercettato nel deep web, la rete sommersa, e che Il Tempo ha visionato e pubblico.

Il deep web è una rete che consente ai terroristi di navigare nascondendo il proprio indirizzo IP e mantenere così segreta la propria identità, grazie ad una connessione che “rimbalza” fra vari computer in giro per il mondo. In queste chat i terroristi si scambiano indicazioni su come muoversi in Occidente in attesa di colpire. Le conversazioni avvengono tra attivisti politici, pirati informatici e jihadisti con messaggi in codice e servono per ottenere armi, passaporti falsi e biglietti aerei e addestrare i futuri terroristi.

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Esistono, inoltre, delle vere e proprie biblioteche virtuali, dove si possono trovare manuali di controinformazione, prontuari sulle droghe, testi di cospirazioni e inneggianti alla jihad. Dal monitoraggio di questa rete gli 007 hanno potuto identificare oltre 100 profili a rischio tra i frequentatori di siti jhadisti e social network e di questi più della metà sono sotto stretta osservazione per il pericolo di reclutamento di nuovi mujaheddin non solo da inviare in Siriama anche da utilizzare nelle operazioni da compiere nei paesi occidentali. “Nelle ultime settimane – spiegano fonti dei servizi segreti – i controlli sul deep web si sono intensificati. Nel mirino, oltre i messaggi di propaganda, ci sono anche alcune parole-chiave per catturare chi vuole addestrarsi alla jihad” come «volontà», «lotta» e «potenza». Agli aspiranti miliziani del Califfato si consiglia di studiare per bene i luoghi del turismo e di “mimetizzarsi bene” facendo propri gli usi e i costumi del Paese in cui si deve opera e non mostrando simboli religiosi.

Già nell’ebook di 50 pagine “La Hijrah allo Stato islamico, scritto in lingua inglese e pubblicato nei primi mesi del 2015, si davano istruzioni sui bagagli che i musulmani dediti alla jhiad dovevano portare con sé e su dove andare per riuscire a superare il confine e ad acquistare il biglietto per arrivare in Europa, passando per la Turchia. In Rete gira anche “A mujahid guide”, una guida che prepara gli jihadisti alla conquista di Roma dove, scrivono, “sarà guerriglia urban”. “Se sei un convertito all’Islam – si legge nel manuale – dovresti cercare di nascondere il tuo vero Islam, per quanto possibile. Naturalmente devi frequentare la preghiera del venerdì in comunità, ma poi devi andare via rapidamente senza parlare con i fratelli. Nonostante lo sforzo per nascondere la tua vera identità, cerca comunque di evitare ciò che è haram (in arabo proibito, ndr)”. E poi infine un consiglio:“Per utilizzare la Rete in modo sicuro il segreto è il browser Tor che consente di navigare in totale anonimato”.

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