ISIS – Il CDC traccia un quadro approfondito sulla strategia negli arruolamenti dei foreign fighter

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Il Combating Terrorism Center ha analizzato circa 4.600 schede personali degli aspiranti jihadisti, da cui si evince che lo Stato Islamico – a differenza del passato – sta cercando di sfruttare i “talenti” delle reclute

L’esercito del daesh è formato da miliziani provenienti da 70 paesi. Lo rivela il Combating Terrorism Center (CTC), citato dalla NBC, che ha analizzato circa 4.600 documenti personali di membri dello Stato Islamico, forniti da un disertore. Il Centro ha confrontato le informazioni con quelle in possesso del dipartimento della Difesa Usa e ha ne corroborato circa il 98 per cento. Successivamente, li ha messi a sistema e ha redatto un rapporto. Si tratta soprattutto di moduli per l’arruolamento, scritti in arabo, su cui ci sono spesso note di chi li ha ricevuti, e sono relativi più o meno il 30% delle 15 mila nuove reclute andate a combattere in Siria nel 2013 e nel 2014. L’analisi rivela non solo profili dettagliati dei jihadisti, ma traccia anche un quadro approfondito di come opera l’Isis/Isil sul versante degli arruolamenti: “dalla ricerca dei soggetti ideali allo sfruttamento delle loro capacità – si legge nel testo -, alla gestione dei gruppi di reclute”, che vanno dai 12 ai 70 anni di età, anche se la media è di 26-27 anni (solo 400 sono minorenni). I due terzi dei neo combattenti “hanno un’educazione secondaria o minore” e che sono soprattutto quelli provenienti da paesi “non occidentali” ad avere istruzione elementare o media. A proposito dei “talenti”, si legge nel rapporto che uno degli aspetti specifici del background dei candidati è se questo è di interesse particolare del daesh. Un esempio era un miliziani che affermava di avere un master in ingegneria chimica. SI trattava di un 28enne che aveva una doppia residenza: una a Monaco in Germania e l’altra a Tunisi. Nelle note a margine del suo profilo, il reclutatore aveva scritto “importante, ha esperienza nella chimica”.

Ciò che il daesh cerca di evitare sono gli errori fatti in passato, quando alcuni “emiri” non sono stati in grado di sfruttare le capacità delle giovani reclute. Il CDC scrive che spesso veniva chiesto loro di svolgere compiti che non erano attagliati al loro background e all’esperienza pregressa. Come esempio viene citato il caso di un foreign fighter italiano in Iraq, apparentemente forte e in forma che aveva una formazione nella Information Technology e poliglotta. Il soggetto, peraltro, aveva legami con alcuni eccellenti falsari e aveva proposto i suoi servigi. L'”emiro” responsabile della zona non ha mai usato le sue capacità e l’uomo, dopo essere stato senza fare nulla per mesi e a aver partecipato solo in una occasione a un raid (dove peraltro è stato ferito), ha deciso di lasciare lo Stato Islamico dell’Iraq. A quel punto un altro emiro lo ha tenuto prigioniero in un villaggio, dove le forze di sicurezza locali e americane hanno effettuato un’incursione, culminata con la morte del jihadista italiano. A seguito di questi e altri casi, l’Isis/Isil ha deciso di rivedere la propria strategia nei reclutamenti e assegnazioni, evidenziando ai leader locali tutte le capacità delle nuove reclute. E’ italiano, peraltro, solo uno dei combattenti analizzati. Il paese principale di provenienza è l’Arabia Saudita con 579 miliziani, seguita dalla Tunisia con 559, dal Marocco con 240, dalla Turchia (212), dall’Egitto (151) e dalla Russia (141). In 49 sono venuti dalla Francia, in 38 dalla Germania, in 30 dal Libano, in 26 dal Regno Unito, in undici dall’Australia e in sette dal Canada. Gli Usa, invece, non registrano nessun combattente nel periodo di riferimento.

Per quanto riguarda i ruoli dei jihadisti del daesh, il CDC nel rapporto identifica che del gruppo 3.521 soggetti sono diventati combattenti; 259 invece sono shahid, gli attentatori suicidi, 184 sono diventati Inghimasi, combattenti suicidi; in 39 hanno ricoperto altri ruoli e in 13 hanno svolto molteplici ruoli. Per tutti, comunque, è fondamentale la conoscenza della Sharia, la legge coranica. Nelle conclusioni il rapporto riferisce che grazie alle fonti primarie, prodotte dagli stessi miliziani, si sono potute rilevare imparti informazioni non solo su come opera lo Stato Islamico. Ma anche e soprattutto su chi sono i soggetti che vi aderiscono. In particolare si evince che ci sono differenze importanti tra i foreign fighters, a seconda dalla nazionalità di provenienza, del’istruzione, dell’età e del lavoro svolto fino all’arruolamento. Il lavoro, comunque non termina con questo documento. Il Centro, infatti, fa sapere che studierà anche altri aspetti legati all’Isis/Isil, come i collegamenti tra i vari ruoli all’interno della formazione. L’obiettivo finale è capire meglio le motivazioni, gli strumenti e le tecniche che caratterizzano il gruppo terroristico al fine di poterlo contrastare meglio.

Fonte: Il Velino