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ISLAMICI CONTRO IL NUOVO IPHONE! IL RICONOSCIMENTO FACCIALE DISCRIMINA LE DONNE VELATE

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I musulmani snobbano l’iPhone X perché discrimina chi porta il velo integrale. Nei giorni scorsi la Apple, il colosso di Cupertino, ha presentato il suo nuovo iPhone. Un gioiello di perfezione che utilizza tecnologie più che all’avanguardia e che rappresenta il melafonino più atteso della stagione, uscito a dieci anni esatti dal lancio sul mercato del primo iPhone. Tra le tante novità del nuovo telefono, anche se è riduttivo chiamarlo così, anche la funzione che permette il riconoscimento facciale. La funzione Face ID, infatti, verrà utilizzata al posto del Touch ID, che attualmente è presente sugli altri dispositivi di Apple, per sbloccare il telefonino.

Secondo i tecnici della mela morsicata questa tecnologia è più sicura delle impronte digitali, e permetterà allo smartphone di sbloccarsi, riconoscendo il volto del proprietario, anche al buio. Peccato che durante l’evento di lancio la tecnologia non abbia funzionato a dovere.

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Nonostante l’intoppo, la funzione è indubbiamente innovativa ma non piace ai musulmani. Almeno a quelli più integralisti. Sui social network arabi, infatti, si sono scatenate una serie di commenti negativi e di critiche nei confronti di Apple, che viene accusata di discriminare le donne musulmane che indossano il niqab, il velo integrale che lascia scoperti solo gli occhi. Per sbloccare il telefono dovrebbero scoprirsi il volto. Una campagna mediatica talmente virale che l’hashtag #apple_bandisce_ilniqab è rimasto a lungo trend topic sui social media in diversi paesi arabi e non solo. Anche in Europa, nelle zone a maggiore concentrazione islamica, come a Birmingham, c’è chi, anche tra le donne, si dice scioccato dalla scelta definita discriminatoria della casa di Cupertino.

Le critiche al riconoscimento facciale, però, sono arrivate anche da Edward Snowden, l’ex tecnico della Cia che ha fatto conoscere al mondo i programmi di sorveglianza di massa attuati dal governo americano e da quello britannico. Secondo lui il face ID potrebbe aprire la strada a future forme di abuso, con chiaro riferimento alla privacy di chi vi fa ricorso.

via Il Primato Nazionale

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