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Ius soli, mentre l’Europa chiude le frontiere Renzi vuol regalare la cittadinanza agli stranieri

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Dopo la prima approvazione alla Camera lo scorso ottobre, il 12 gennaio la riforma della cittadinanza approda in Senato, in commissione Affari costituzionali.

Il testo semplifica le modalità per chiedere la cittadinanza da parte dei figli degli stranieri residenti in Italia. Per diventare cittadini italiani non conterà più solo la discendenza, e cioè lo ius sanguinis (diritto del sangue) ma anche la nascita nel nostro paese, lo ius soli (diritto del suolo) e l’acquisizione della cultura italiana. Con il provvedimento a cui sta lavorando la maggioranza si introducono due nuove sostanziali novità: lo ius soli temperato e lo ius culturae. Nel primo caso può diventare cittadino italiano chi è nato in Italia da genitori stranieri (almeno uno deve avere un permesso di soggiorno di lungo periodo). Il genitore deve dichiarare la propria volontà con un’apposita domanda al Comune di residenza del minore, entro il compimento della maggiore età. Senza questa dichiarazione, chi vuole diventare cittadino italiano può farne richiesta entro due anni dal raggiungimento della maggiore età. Quanto allo straniero nato e residente in Italia legalmente senza interruzioni fino a 18 anni, il termine per la dichiarazione di acquisto della cittadinanza viene aumentato da uno a due anni dal raggiungimento della maggiore età.

Nel caso dello ius culturae, invece, può ottenere la cittadinanza il minore straniero (nato in Italia o entrato nel nostro paese entro il dodicesimo anno di età) che abbia frequentato la scuola per almeno cinque anni o formazione professionale (3 o 4 anni) per conseguire una qualifica professionale. Molto dura, a ottobre, fu l’opposizione dei deputati di Lega, Fdi e Forza Italia, che votarono contro la proposta di legge accusata di “regalare” la cittadinanza “a chi non riconosce le nostre leggi”. Il Movimento 5 Stelle aveva parlato di “legge inutile che non semplifica la materia ma la complica ulteriormente, frazionando i diritti e mettendo, nero su bianco, che non tutti sono uguali di fronte alla legge”. Ora a Palazzo Madama si preannuncia, da parte dell’opposizione, un’altra dura battaglia.

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Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, osserva: “Danimarca e Svezia sospendono Schengen. Nell’est europeo tanti hanno assunto misure più severe alle frontiere e invece a Milano si danno quattrocento euro a chi accoglie clandestini. Bisognerebbe riflettere sulla situazione del nostro Paese. Perfino l’appello del Papa alle parrocchie, di accogliere degli immigrati, è caduto nel vuoto”. E ancora: “C’è preoccupazione nel nostro Paese. Approdo di migliaia e migliaia di clandestini trasportati su ordine di Renzi dalle nostre navi militari, che invece dovrebbero essere utilizzate per combattere gli scafisti e garantire sicurezza nel Mediterraneo”. Il senatore azzurro sottolinea che “non sono bastate decine e decine di morti nel Mediterraneo, causate dalla politica dei trasporti facili di Renzi, a far cambiare idea al nostro governo. La presa d’atto di quanto avviene nel nord Europa dovrebbe indurre, ad esempio, ad andarci cauti con la nuova legge sullo ius soli”. Poi preannuncia cosa faranno i senatori di Forza Italia: “La contesteremo in Senato. Perché regalare la cittadinanza a persone che non dimostrino di aver assimilato i nostri principi democratici e costituzionali – sottolinea – sarebbe un grave errore”.

“Del resto – puntualizza Gasparri – è questa la sinistra. Quella di Renzi che trasporta clandestini in Italia, che vuole regalare la cittadinanza a tutti, che dà i soldi agli immigrati nelle città e li nega ai pensionati e agli italiani poveri. Il dovere del centrodestra è combattere e contrastare questa sinistra per difendere gli italiani e i loro diritti”.

Il “fronte del no” spera di allargarsi, al Senato, sulla base anche di motivazioni pratiche legate al tema sicurezza. “I nuovi boia sono anche figli della Francia”, ricordano gli esponenti della Lega facendo riferimento ai terroristi con passaporto francese o belga, comunque figli di immigrati musulmani di seconda generazione, che hanno ottenuto la cittadinanza del Paese dove sono nati o sono andati a vivere con le loro famiglie.

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