Jihad export: Turchia è sempre più complice

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Il Cremlino da giorni denuncia che armi e uomini stanno continuando ad arrivare ad Aleppoattraverso il confine turco, passando poi nei territori controllati dai gruppi dell’opposizione, i cosiddetti  “ribelli moderati” sostenuti dagli Stati Uniti.

Oggi anche Wael Al Halki, il primo ministro siriano, durante un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa russa Sputnik, ha dichiarato che “5 mila jihadisti sono arrivati la settimana scorsa dalla Turchia ed inviati a Idlib e nella periferia di Aleppo”. Al Halki ha anche accusato il Paese di Erdogan, l’Arabia Saudita, il Qatar, la Francia e la Gran Bretagna di “non volere affatto vedere una soluzione politica per la Siria”.

Ma le accuse non finiscono qui. Walid Al Mualem, Ministro degli Esteri siriano, durante la visita ufficiale a Damasco dell’inviato speciale cinese, ha dichiarato che molti Paesi continuano a fornire armi sofisticate e moderne ai combattenti islamisti. “La Siria – ha avvertito – combatterà i gruppi terroristici che alcuni Paesi continuano a sostenere facilitando il loro transito e dando loro gli armamenti più moderni”.

Le forniture date ai ribelli comprendono anche il sistema missilistico manpads,  in grado di difendere le postazioni persino da un’offensiva aerea. Ma “è bene precisare che questi gruppi considerati moderati”, ha accusato senza mezzi termini oggi Sergej Lavrov, il Ministro degli Esteri russo, mentre era in visita nella capitale armena di Erevan, “usano le stesse pratiche dei terroristi dello Stato Islamico”.

Intanto in queste ore l’aviazione siriana ha attaccato i quartieri orientali di Aleppo e le zone limitrofe controllate dai ribelli. Secondo le informazioni disponibili i raid dei governativi avrebbero causato la morte di numerose persone, compresi nove civili. “Si calcola che negli ultimi giorni – ha spiegato il padre gesuita Ghassan Sahoui in un’intervista rilasciata poco fa a Radio Vaticana – siano circa 40 mila i cristiani in fuga da queste zone”.

Asia News, citando una fonte sul posto che vuole rimanere anonima, riporta che nell’hinterland sud occidentale di Aleppo “sono in corso dispiegamenti di un numero elevato di combattenti jihadisti del Partito islamico turkmeno, che hanno ricevuto munizioni ed armi dal Fronte Al Nusra, mentre vengono intraprese sistemazioni logistiche e si preparano nuove postazioni con sacchetti di sabbia”. La fonte ha aggiunto anche che nei giorni scorsi “si sono visti centinaia di combattenti con sembianze asiatiche”.

Il Long War Journal scrive che il battaglione Tawhid wal Jihad, una formazione costituita prevalentemente da stranieri, soprattutto uzbeki e centroasiatici, collegata anche questa al Fronte Al Nusra, ha diffuso un video mentre i miliziani vengono istruiti a combattimenti casa per casa. Nel filmato si vede un piccolo nucleo di combattenti, quindici in tutto, che si addestra all’uso di diversi tipi di armi: dai fucili ai lanciarazzi. L’obiettivo del training è preparare al meglio i jihadisti nel combattimento urbano, in caso di un attacco via terra. La conquista di Aleppo è fondamentale per l’esito del conflitto in Siria. Tutti lo sanno.

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