Poliziotti razzisti. Basta un arresto che vede come protagonista gli immigrati per mettere all’angolo le forze dell’ordine e accusarle di essere xenofobe.

A dirlo è un agente di Ferrara, che ogni giorno si trova a dover combattere contro spacciatori e malintenzionati dell’area Gad, tristemente nota alle cronache nazionali.

“Quando fermiamo uno straniero – dice al Resto del Carlino – subito veniamo circondati da suoi connazionali. Ci danno dei razzisti, ci minacciano e noi siamo costretti a scappare”.

Situazione difficile, quella ferrarase. Zona di risse e spaccio, quella del Gad. E le violenze sono quasi sempre tra stranieri: “Tunisini e marocchini contro nigeriani per il territorio – spiega il poliziotto – Il problema è che queste persone oggi hanno capito la nostra impotenza”.

Impotenza per colpa di uno Stato che non mette in condizione di operare le forze dell’ordine.

“Prima scappavano non appena arrivava la volante – aggiunge con malinconia il poliziotto – oggi prima di fuggire devono vederci uscire dall’auto e rincorrerli”.

Anche perché, qualora avvenga un arresto, il fermo risulta del tutto inutile.

Con loro i pusher hanno infatt soltanto una piccola dose, che quasi sempre dichiarano “per uso personale”.

E così sono intoccabili. Tutto il resto viene nascosto nelle marmitte delle auto in sosta, tra gli alberi, nei buchi sui muri.

“Poi le nostre leggi sono quello che sono e dopo un’ora di atti, tornano in giro sereni”.

Alla fine i poliziotti, senza poter usare armi e spesso senza spray al peperoncino, cominciano ad “avere paura”.

“Cominciano ad essere minacciosi – spiega l’agente – aggressivi, ci circondano in 10-15. Così noi siamo costretti a scappare. Io, come operatore là fuori, devo pensare a portare a casa la pelle. Loro lo sanno bene”.

Anche perché, se poi il poliziotto reagisce, rischia pure di beccarsi una querela.

E gli immigrati lo sanno, così ne approfittano: “Sanno che in Italia, se querelano un poliziotto, una volta su cinque la vincono. Così su due operatori, uno esce dalla macchina e filma ogni cosa per tutelarsi”.

Poliziotti vecchi, immigrati giovani. La guerra è impari.

“La zona Gad è terra loro e non hanno paura di nulla – conclude il poliziotto – Ad ogni chiamata noi andiamo solo a fare presenza, niente di più”.

Fonte: Qui

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