Il Sud con Salvini

LA LIBERA CIRCOLAZIONE NELLA UE STA PER FINIRE E L’ITALIA DIVENTERA’ UN GRANDE PARCHEGGIO MONDIALE DI CLANDESTINI

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BRUXELLES – Il braccio di ferro (o di gomma, a seconda delle opinioni) tra Renzi e la Commissione europea è arrivato al dunque: ci sono solo due possibilità. La prima, Renzi s’arrende.La seconda, finisce Schengen e l’Italia diventa un grande parcheggio di clandestini, dato che più nessuno di loro potrebbe varcare le frontiere italiane verso l’Europa.

“Se viene riconosciuta lo 0,2% della clausola dei migranti bene, domani mattina firmiamo per i tre miliardi alla Turchia”, ha detto Renzi, mentre a Bruxelles diventa ufficiale l’ipotesi del ritorno dei controlli alle frontiere interne di Schengen fino almeno al 2018, ed il premier britannico David Cameron si scaglia contro una revisione del regolamento di Dublino che scardini il principio dell’onere di asilo per i Paesi di primo ingresso.

Capita, la situazione?

Il tempo per salvare l’area di libera circolazione è ridotto ormai quasi a zero e con la possibile attivazione dell’articolo 26 del codice Schengen che prevede espressamente la sospensione per anni del trattato in caso di minaccia “sistemica” alle frontiere dell’Unione europea. Esattamente quanto sta accadendo.

Secondo l’articolo 26, in caso di “carenze gravi e persistenti” nei controlli alle frontiere esterne, la Commissione Ue puo’ proporre al Consiglio di raccomandare che uno o piu’ Stati reintroducano i controlli alle frontiere interne, fino ad un massimo di due anni. Nel linguaggio contorto degli euroburocrati significa: fine della libera circolazione.

Teoricamente si tratterebbe di una strada da imboccare quale “ultima risorsa”, a cui guardare se entro le prossime settimane le misure decise a 28 non inizieranno davvero a funzionare, e gli arrivi a diminuire.

Ma secondo fonti Ue il punto potrebbe essere gia’ discusso al summit Ue di febbraio. Anche perche’ dopo il 14 maggio i controlli reintrodotti da  Berlino saranno fuori tempo massimo e l’unica possibilita’ per continuare a condurli in un quadro di legalita’ sarebbe appunto l’articolo 26.

Il ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maizière ha fatto sapere di volere i controlli di polizia a tutte le forntiere tedesche, indistintamente per chiunque voglia superarle, a tempo indeterminato.

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“Al momento – dice – non vedo una data per sospenderli”. La situazione politica interna resta complicata, col leader della Csu e presidente della Baviera Horst Seehofer che insiste sulla possibilita’ di portare la cancelliera Angela Merkel di fronte all’Alta Corte se non ridurra’ i flussi, in pratica intende incriminarla per violazione delle leggi della Germania, fosse poco.

Dal Forum di Davos il premier olandese Mark Rutte a nome dell’Olanda che è in carica per i rituali sei mesi alla presidenza del consiglio Ue ha dichiarato: “Restano sei-otto settimane per salvare Schengen. Se tutti i tasselli della costruzione messa in piedi dall’Europa per far fronte alla crisi dei profughi non andranno al posto in fretta, la primavera portera’ nuovi picchi di arrivi che scardineranno il sistema”.

Infatti, le orde africane e mediorientali che si muovono sulla rotta balcanica al momento sono rallentate dal freddo dell’inverno, oltre che dagli sbarramenti lungo tutti i confini di Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, e in parte Croazia e Slovenia.

Gli stessi toni li ha usati l’ambasciatore olandese nella riunione dei diplomatici dei 28 Paesi Ue in vista del consiglio informale dei ministri dell’Interno di lunedi’ ad Amsterdam. Fonti della presidenza riassumono cosi’ il messaggio: “E’ passato il tempo della contemplazione (dell’invasione di clandestini in Europa). Dobbiamo agire in fretta”.

Bruxelles intanto continua il pressing su Roma per i tre miliardi per i rifugiati in Turchia. Il portavoce Margaritis Schinas ha ripetuto come l’impegno politico sia stato preso a 28. Ma secondo il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni si tratta “di discussione che si risolvera’ molto rapidamente”.

David Cameron come detto prima, tutto al contrario affonda la proposta di revisione del regolamento di Dublino. Il suo portavoce ha precisato che ancora non c’e’ una proposta formale ma il premier britannico “vuole mantenere questo meccanismo” che assicura a Londra il diritto di espulsione dei richiedenti asilo verso i Paesi europei dove e’ avvenuto il loro primo approdo. E ha sottolineato anche che la Gran Bretagna “ha il diritto di opt out” in questa materia e che e’ pronta ad usarlo in futuro.

Ormai, è chiaro a tutti, tranne che ai vertici dell’italiano Pd, che Schengen è finito. La Ue com’era è finita. E inq uesto quadro, anche l’eurozona in quanto tale non ha più senso d’esistere.

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