Il Sud con Salvini

La mente dell’attacco a Parigi si vantava sulla rivista dell’Isis

loading...

Il volto di Abdelhamid Abaaoud, il cittadino belga di origine marocchina che è stato identificato come la mente dietro gli attacchi di Parigi, aveva cercato di uccidere dei poliziotti in Belgio nello scorso gennaio. A scriverlo sono i giornali locali De Standaard e Het Nieuwsblad. Cresciuto nel quartiere di Molenbeek, dove è presente una forte componente araba, secondo l’Associated PressAbaaoud frequentava una delle migliori scuole secondarie del Belgio, la Saint-Pierre d’Uccle.

Si sarebbe unito all’Isis all’inizio del 2013. Ricercato da quando era andato a combattere in Siria, dove si troverebbe ancora, secondo la stampa belga era entrato in contatto con Bilal Hadfi e Brahim Abdeslam, due dei terroristi suicidi di Parigi. L’uomo, che un tempo viveva a Bruxelles, ha combattuto con l’Isis e la propaganda del gruppo jihadista non ci ha messo molto a sfruttare la sua immagine. È a febbraio di quest’anno che Abaaoud, sotto lo pseudonimo di Abu ‘Umar al-Balkiki (Abu Omar il belga) compare sulle pagine di Dabiq, la rivista in lingua inglese del sedicente Stato islamico.

loading...

A ricordarlo, su twitter, sono alcuni esperti del jihadismo francofono. Giorni prima, a metà gennaio, alcuni arresti in Grecia, nell’ambito di numerosi arresti legati alla “cellula di Verviers”. Abaaoud era sfuggito alla cattura, ma secondo fonti giudiziarie si trovava nel quartiere ateniesi di Pangrati. Il ministro della Giustizia del Belgio, Koen Geens, aveva confermato all’emittente televisiva VRT che il principale sospettato non era stato fermato. Due jihadisti erano stati uccisi invece in una casa nel centro della città francofona nella provincia di Liegi.

Legato alla cellula belga sarebbe stato anche un giovane, Ayoub al Qahzzani, fermato quando aveva aperto il fuoco sul treno da Amsterdam a Parigi. “Viaggiammo verso l’Europa per terrorizzare i crociati che fanno guerra contro i musulmani”, aveva raccontato Abaaoud a Dabiq, motivando le sue azioni e quelle dei suoi compagni con la partecipazione del Belgio alla coalizione internazionale impegnata contro l’Isis. A chi lo intervistava aveva spiegato poi erano riusciti a trovare una safehouse e le armi che gli servivano per i loro propositi.

Fonte: Qui

loading...

SEGUICI SU FACEBOOK

banner