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LA MINACCIA DELL’ISIS: “ARMI SEGRETE CHE ALLAH HA CONCESSO AI MUJAHIDIN SARANNO PRESTO RIVELATE SU RAQQA”

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Il ramo mediatico dell’Isis, Alhayat Media Center, ha pubblicato il dodicesimo numero di Rumiyah. Rumiyah, “Roma” in arabo, deriva da “Rum”, termine con cui si indicavano i bizantini e, col passare del tempo, gli occidentali. È uno dei tanti strumenti utilizzati dall’Isis per la radicalizzazione a distanza di simpatizzanti e fondamentalisti sparsi per il mondo. 46 pagine tradotte in inglese, francese, russo, tedesco, cinese e urdu.

Nel dodicesimo numero di Rumiyah intitolato “Sarà un fuoco che brucerà la croce e la gente di Raqqa, l’Isis annuncia di possedere delle armi segrete che utilizzerà contro le forze della Coalizione che assediano Raqqa, in Siria. Rumiyah, così come Dabiq e Dar al-Islam, è un concentrato di pretese non verificabili e di distorsioni teologiche. Tuttavia, rappresenta una finestra sugli obiettivi dichiarati del gruppo ed una possibile vetrina delle tecniche future.

Nella prefazione, stranamente non titolata ne firmata, si loda la resistenza dei leoni (stranamente la parola è sempre scritta minuscola) dello Stato islamico

“I nostri fratelli a Mosul hanno dimostrato fermezza e perseveranza. I miscredenti hanno radunato migliaia di soldati e veicoli, ma continuano ad essere massacrati e fatti a brandelli dai leoni dello Stato islamico. Le loro perdite aumentano di giorno in giorno. Quello che non capiscono è la nostra determinazione che non potrà essere arrestata dai loro aerei. Il credente vede la vita terrena come una prigione ed ambisce a raggiungere Allah. Nella battaglia di Mosul molti dei nostri fratelli e sorelle sono state liberate dalla prigionia terrena, guidati dalla testimonianza suprema. Nel cuore di Mosul, tutti i credenti erano pronti a sacrificare se stessi a difesa della religione. Raqqah sarà una sorpresa per i crociati ed i loro sudditi”.

All’attuale generazione Isis è stata già affidata la responsabilità di una guerriglia urbana a lungo termine così da minare la volontà politica dei paesi occidentali allineati contro l’Isis.

La prefazione del dodicesimo numero di Rumiyah, non firmata, è inconsueta. Il linguaggio sembra sconnesso e si discosta dal precedente stile adottato che mantiene comunque una forma metrica specifica riscontrabile. E’ una sorta di sommario sui contenuti presenti nel numero diramato dall’Alhayat Media Center.

Nell’articolo “La società musulmana, tra realtà e distorta fantasia”, l’autore (sconosciuto), rileva la “superiorità della società che vive sotto l’ombra dello Shari’ah”.

“Pur essendo stata afflitta da alcune delle malattie che affliggono gli uomini come lussi ed idee sbagliate, l’Islam rappresenta la migliore società dell’umanità”.

Il testo andrebbe tradotto non in maniera letterale. L’autore sottolinea la natura dell’uomo (che può essere tentato e può sbagliare), ma rileva la genuinità del concetto di Shari’ah, necessaria per l’ultima evoluzione dello Stato islamico in terra.

“I musulmani cercano di ricreare ovunque uno stato del Profeta e percorrere la sua metodologia. Uno Stato diventa islamico (l’alternanza delle parole maiuscole e minuscole è fedele all’originale) quando risponde alle regole della Shari’ah”.

Il testo si tramuta immediatamente in un’analisi tattica della battaglia di Mosul, confermando ancora una volta la disomogeneità del contenuto che potrebbe essere stato scritto da diversi autori ed in diversi periodi.

“A pochi metri dalla nostra linea di ribat (ritorna il concetto del Medioevo islamico), niente ci separava dal nemico tranne una strada. Dalle basi aeree nella penisola araba, i crociati continuavano a colpirci con i B-52. Le loro bombe creavano crateri immensi: un strategia ingenua. Devastando le nostra strade, hanno reso impossibile l’accesso ai loro mezzi blindati. Non riuscendo a garantire fuoco di copertura, i loro soldati sono stati massacrati dai mujahidin, sparsi in unità imboscate tra le macerie. I nostri cecchini continuano a colpire gli impuri. E’ un lavoro che richiede una costante consapevolezza e forza fisica”.

Scritto come un banale racconto, cela specifici dettagli. Nel testo, ad esempio, si menziona per la prima volta il B-52. Raramente nei testi pubblicati, l’Isis menziona gli asset del nemico. E’ un passaggio cruciale: i testi non vanno mai tradotti come letterali. L’autore intende comunicare che il supporto tattico per le truppe delle coalizione, non sempre è garantito e che le missioni di guerriglia rappresentano la scelta migliore per contrastare un esercito moderno, tecnologicamente più avanzato.

Il termine Ribat infine. In preparazione del Ramadan, l’Isis iniziò ad utilizzare in diversi messaggi ed articoli pubblicati su Rumiyah la parola ribat. Quest’ultima inserita gradualmente nei testi, è stata poi associata al Ramadan per un binomio linguistico divenuto costante. Non si trattava, così come erroneamente inteso, di semplice propaganda con riferimento al Medioevo islamico. Con il termine Ribat ci si riferisce ad un avamposto di frontiera ai confini del mondo islamico.

Una struttura fissa quindi, in grado di assolvere ad un duplice scopo di natura spirituale e militare. Frasi come “Fare Ribat”, nella raffigurazione moderna della jihad con la scrittura islamica classica, iniziarono a ripetersi costantemente nei testi e nei messaggi dei terroristi. Poiché la legittimità dell’Isis tra i suoi seguaci si basa sulla rivendicazione delle dottrine islamiche, contestualizzare il Ramadan a momento di lotta divina contro i nemici di Dio aveva pienamente senso. I seguaci dell’Isis credono di osservare l’Islam nella sua forma più efficace.

“Rulings related to giving da’wah to the harbi kuffar”

Toni più solenni e contenuti di alto profilo, nel successivo testo “Rulings related to giving da’wah to the harbi kuffar”. Non firmato, è una lunga dissertazione teologica e giuridica sulla liceità dell’omicidio di coloro che non hanno ancora abbracciato l’Islam o alla fine del contratto di protezione. Non è la prima volta che l’Isis affronta il punto sul contratto di protezione. Quest’ultimo elenca le condizioni concesse da Abu Bakr al-Baghdadi, supportate da citazioni coraniche, ai non musulmani. 13 condizioni da rispettare per godere della protezione.

“Secondo alcuni studiosi, dare da’wah (invitare i non-musulmani, ad adorare Allah) dovrebbe essere obbligatorio prima di combatterli. Tuttavia, resta una raccomandazione poiché non si può dare da’wah a coloro che si stanno materialmente già combattendo”

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L’obiettivo del testo è quello di fugare ogni dubbio nella lotta contro i crociati, poiché solo l’omicidio inteso come obbligo sacro, garantisce l’obiettivo spirituale.

Sarà un fuoco che brucerà la croce e la gente di Raqqa

E’ il contenuto principale del dodicesimo numero di Rumiyah: l’intervista al comandante militare di Raqqa.

“Chiunque sia stato testimone della battaglia di Mosul, sa con certezza che quella di Raqqah sarà un massacro per i crociati ed i loro sostenitori. Raqqa è una città strategica fondamentale per lo Stato islamico e per tutte le operazioni sui vari fronti. Quanto ai mujahidin (stranamente scritto in minuscolo), il loro morale è alto e desiderano combattere o per raggiungere shahadah ed incontrare il Signore della creazione o per vincere. L’obiettivo principale della campagna crociata è quella di eliminare l’Islam ed i musulmani.

Il loro fine è quello di sconfiggere il mujahidin e conquistare una roccaforte dello Stato islamico. In questo modo, gli atei avranno un’occasione per stabilire un Piccolo stato per loro stessi vicino al territorio turco, con la convinzione che questo impedirà ai Mujahidin di entrare in Europa attraverso la frontiera. Tuttavia falliranno miseramente. Utilizziamo tattiche di guerriglia contro di loro.

Li massacriamo, mentre quelli che ritornano nelle retrovie sono pieni di ansia e paura. A volte rispondiamo direttamente ai loro attacchi, ma preferiamo colpirli ai fianchi e nelle retrovie. Una delle nostre tecniche preferite è quello di spingerli in un’area strategica ben definita, dandogli l’impressione di una rapida avanzata. Abbiamo schierato diverse unità di cecchini e centinaia di veicoli bomba camuffati.

Certo, non possiamo colpirli sempre con le stesse tecniche, motivo per cui abbiamo iniziano a camuffare al meglio le nostre trappole, così da diversificare l’attacco. Siamo del tutto autosufficienti, effettuando la manutenzione dei nostri sistemi. Lo Stato islamico, per grazia di Allah, ha dimostrato talento nel produrre armi come IED e droni. Ogni esperienza sul campo è trasmessa ai comandanti e diffusa tra i Mujahidin. La battaglia di Raqqah non sarà un picnic per i crociati, ma un fuoco che brucerà la loro Croce”.

Secondo il comandante militare della città di Raqqa, l’Isis avrebbe diviso Raqqa in piccole sezioni indipendenti mentre “altri tipi di armi che Allah ha concesso ai Mujahidin saranno presto rivelate”.

E’ impossibile verificare in modo indipendente tali affermazioni. E’ senza dubbio vero che l’Isis ha sperimentato una serie di nuove e mortali variazioni degli IED come i V-BIED a sciame corazzati nella parte frontale del mezzo (se la corazza rivestisse totalmente il mezzo, servirebbe una notevole quantità di esplosivo per superare le barriere poste a sua protezione). Progressi anche nel campo della radiofrequenza degli IED e nella conversione dei droni commerciali con carico bellico.

Nel dodicesimo numero di Rumiyah l’ennesimo articolo dedicato alla donna. Presenta una corposa guida sulle regole da seguire qualora la donna volesse andare a pregare in moschea.

“Se una donna vuole lasciare la sua casa e andare a pregare nella moschea, dovrà chiedere al marito il permesso. Non potrà andare a pregare se profumata ed abbellita, poiché Allah non l’accetterebbe. Lungo la sua strada verso la moschea, la donna dovrà evitare di camminare nel centro della strada e spostarsi lungo i bordi (i lati del sentiero) cosi da non mescolarsi con gli uomini. Dentro la moschea, la migliore fila per gli uomini è la prima, mentre la peggiore è l’ultima. Per le donne la migliore è l’ultima, la peggiore la prima”.

L’ultimo numero di Rumiyah si conclude con una guida su come proteggersi dalle munizioni al fosforo bianco che secondo l’Isis, verrebbero “costantemente utilizzate dalle forze statunitensi e russe”.

Anche in questo caso il testo andrebbe tradotto in maniera non letterale. L’Isis comunica al mondo l’impiego di munizionamento vietato dalla Convenzione di Ginevra come arma di offesa, ma non come schermatura fumogena.

Il dodicesimo numero di Rumiya

L’ultimo numero è interamente dedicato alla battaglia di Raqqa. Viene ribadito, con toni ancora più semplici, il concetto di Califfato nel cuore. Per il terrorismo jihadista, il territorio fisico in senso stretto è un’idea, mentre le sconfitte sono semplicemente prove per determinare la fede di un vero credente.

La perdita fisica di un territorio limiterà sia la capacità economica che quella di reclutamento massiccio, ma la natura fortemente decentralizzata del gruppo assicurerà una presenza costante nel tempo. Il testo è interamente dedicato a coloro che vivono nello Stato islamico. Assente la sezione Just Terror Tactics, numerosi i riferimenti tattici. Si nota una certa disomogeneità nel testo, sia nella forma metrica che nei contenuti.

Quasi tutti gli articoli non sono firmati, mentre sono evidenti alcuni errori di battitura e punteggiatura. Le forme di saluto classiche sono presenti solo nella parte centrale e più aulica del testo con ossessivo riferimento religioso a supporto dell’azione terrena. Il linguaggio utilizzato, in alcuni articoli, è molto semplice, mentre cresce in toni e contenuti nella dissertazione teologica e filosofica sul concetto dogmatico della giustizia divina a supporto delle azioni terrene.

Stranamente assente la ripetizione costante dei pronomi (presente nei precedenti numeri), determinante per tracciare una linea diretta tra il campo dei musulmani e quelli di crociati, ebrei e delle religioni di Kufr. Nuovamente riproposto il concetto del leone.

Figura importante per l’arte e la cultura islamica, il leone evoca doti di coraggio, forza e valore. Secondo la tradizione islamica, la frase “il leone giacerà con l’agnello” è utilizzata per descrivere la pace escatologica che sarà costituita sotto un sovrano giusto e degno nel giorno del giudizio. Il leone è diventato un motivo chiave nella propaganda jihadista come simbolo di onore o per designare un martire, alla stregua dei messaggi in presenza di uccelli verdi. Tuttavia, il termine leone (così come altri) è scritto sempre minuscolo, per un modello non compatibile con le precedenti uscite.

Fonte: qui

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