La Slovenia dice no a nozze e adozioni gay: respinta la legge che ammetteva matrimoni e adozioni tra persone dello stesso sesso

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FILE - The July 16, 2011 file photo shows two homosexual men holding hands during Christopher Street Day in Weimar, eastern Germany. Germany’s highest court ruled Tuesday, Feb. 19, 2013 that strengthens gay couples’ adoption rights.Germany has allowed same-sex couples to register civil partnerships that legally fall short of formal marriage since 2001. Until now, it allowed people to adopt a same-sex partner’s biological child _ but not that partner’s adopted child or stepchild. (AP Photo/dpa, Michael Reichel)

Le coppie omosessuali slovene non potranno sposarsi e non potranno adottare bambini. Lo ha stabilito il referendum abrogativo che oggi ha respinto la legge che regola l’istituto della famiglia. Legge che, al contrario, ammetteva matrimoni e adozioni tra persone dello stesso sesso.

Contro la legge si è espresso il 63,3% dei votanti, favorevole soltanto il 36,7%. Perchè la legge fosse abrogata era necessario, secondo la legislazione referendaria, che gli elettori contrari fossero almeno il 20 per cento di tutto il corpo elettorale sloveno. In numeri assoluti la barriera del quorum è stata posta a 342 mila voti contrari, ed è stata ampiamente superata, arrivando a oltre 387 mila voti contrari con il 99% dei seggi elettorali scrutinati. La storia della legge, oggi respinta, inizia nel dicembre di un anno fa quando i deputati del partito Sinistra unita il 15 dicembre 2014 presentarono il progetto di legge. La novità principale era nella possibilità che le coppie omosessuali acquisissero il diritto di matrimonio e di adozione.

La legge fu approvata in Parlamento nel marzo scorso, con 51 voti favorevoli e 28 contrari. Ad appoggiarla furono i partiti della coalizione governativa e quelli di sinistra, contrari invece fu il centrodestra. Il 23 marzo l’iniziativa civile “Ne va dei bambini” ha iniziato a raccogliere le firme per il referendum abrogativo. Le 40 mila sottoscrizioni necessarie per l’indizione della consultazione sono state raccolte in pochi giorni, ma a bloccare la ‘calendarizzazionè è stata una decisione del Parlamento, che respingeva proprio la possibilità di un referendum sulla legge in questione. L’iniziativa civile è ricorsa allora alla Corte costituzionale, che il 22 ottobre ha dato il via libera ribaltando la decisione parlamentare. Il 30 ottobre sono state depositate le firme necessarie per indire il referendum in Parlamento, che il 4 novembre ha infine calendarizzato la consultazione per la data odierna. Una legge che regoli i diritti delle coppie omosessuali per quanto riguarda le loro unioni e l’adozione era stata approvata dal Parlamento già nel giugno 2011. Prevedeva per le coppie gay l’istituto dell’unione civile, non del matrimonio. Le adozioni previste erano molto limitate. Anche in quell’occasione la legge fu tuttavia respinta dal referendum, che si tenne nel marzo del 2012.

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