LA STRATEGIA DEL GOVERNO? SVENDERE L’ITALIA AGLI STRANIERI…

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Solo mani estere possono salvare Mps: il premier lo sa ma tace. E in arrivo c’è una manovra da 40 miliardi

Si mette male per Matteo Renzi, che sembra vivere nel paese dei balocchi. La distanza tra il presidente del Consiglio e la realtà sta diventando incolmabile. Gliel’ha detto venerdì a Taranto senza troppi giri di parole il governatore della Puglia, Michele Emiliano, lo aveva già espresso con altrettanta chiarezza una settimana prima il presidente della Commissione Bilancio della Camera dei deputati, il piddino Francesco Boccia.

Il primo ha smascherato Renzi, denunciandone le solite false promesse, quando il premier ha annunciato un nuovo finanziamento di 850 milioni per Taranto, mentre si tratta, come ha notato appunto Emiliano, di risorse già stanziate. Niente di nuovo sotto il sole. Significativa l’immagine di Renzi che taglia nastri, fa propaganda e parla all’establishment mentre fuori monta la protesta e ci sono le cariche della polizia.

Allo stesso modo, il presidente Boccia ha espresso le sue perplessità nel rapporto tra il ministero dell’Economia e delle finanze e la banca d’affari Jp Morgan, che tante consulenze ha con il Tesoro, per cifre che superano i cento milioni di euro, e ha definito «non all’altezza» del suo ruolo il ministro Padoan, che in settimane di tempeste finanziarie ha continuato irresponsabilmente a ripetere il mantra, evidentemente infondato, della solidità del sistema bancario italiano.

E mentre gli ignavi Renzi e Padoan suonano la lira, i predatori dalla tripla A, più francesi e americani, si mangiano il nostro Paese. Lo hanno fatto negli anni della crisi con le migliori nostre imprese, lo stanno facendo ora con Telecom e Generali, lo faranno con le nostre banche. Per questo abbiamo chiesto l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta.

Un’altra immagine: il nuovo grande fallimento dell’ex ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, che si era presentato in extremis come salvatore della Patria con un piano per Monte dei Paschi di Siena che non è stato neanche esaminato dal Consiglio di amministrazione della banca.

Quanto a Mps, secondo i risultati degli stress test compiuti dall’Eba, la banca senese risulta essere la più fragile d’Europa. Male anche Unicredit, il cui coefficiente è risultato inferiore al 7,5%. Ottiene invece un ottimo risultato Banca Intesa, forte della sua vocazione di banca tipicamente commerciale. Brutti i risultati anche per le banche tedesche, con Deutsche Bank (considerata dal Fmi la «banca più rischiosa del mondo») e Commerzbank tra le peggiori 10 banche d’Europa.

A differenza degli stress test precedenti, questa volta l’Eba ha prudentemente ritenuto opportuno non dare indicazioni sulla necessità di ricapitalizzazione degli istituti di credito. Ma per Mps occorrono 5 miliardi di euro di capitali freschi per salvare l’istituto dal fallimento, oltre alla necessità di smaltire 10 miliardi di Npl entro il prossimo anno, come richiesto dalla BCe.

I soldi necessari per effettuare l’aumento di capitale sono tanti e nessuna banca italiana in questo momento ne dispone. Anche perché se Mps piange, il sistema bancario italiano nel suo complesso non ride. Se salvataggio privato deve essere, questo dovrà essere fatto da istituti stranieri. Rimane poi da risolvere in tempi strettissimi il problema di togliere dall’attivo di Mps quei 10 miliardi di Npl.

Su questo il governo ha avviato nei giorni scorsi una serie di contatti per sondare la disponibilità di banche, assicurazioni e istituti di previdenza ad acquistare i crediti deteriorati. Il problema è che questi crediti sono stati iscritti a bilancio da Mps al 40% del loro valore, mentre il mercato li valuta al massimo il 17%.

Il governo ha proposto la cessione al 32%. Se questo fosse il prezzo di vendita finale, i partecipanti al salvataggio andrebbero sicuramente incontro a perdite miliardarie. Perché mai dovrebbero fare una operazione perdente in partenza? Se Mps è davvero la banca peggiore d’Europa non c’è un vero motivo di mercato per cui qualcuno la dovrebbe comprare.

C’è un ovvio interesse politico da parte del governo a sovrastimare il valore reale della banca ma questo atteggiamento irresponsabile rischia di trasferire i crediti spazzature nei portafogli di banche sane, generando un forte rischio contagio.

Vengano signori, vengano: è il mondo della finanza piddina, la giostra infernale che ha girato per anni indisturbata elargendo soldi agli amici, strapagando banche, armeggiando con derivati sempre più complessi di cui gli unici beneficiari sono i soliti noti, cioè le grandi griffe della finanza globale. Il risultato: gonfiare all’inverosimile di rischio il proprio bilancio, aspettando che a pagare sia sempre qualcun altro. Pantalone, come vuole il detto popolare. Cioè il contribuente, tramite le garanzie di Stato sui crediti marci. O le partite Iva, le cui pensioni sono forzosamente convogliate nel fondo salva-banche Atlante. O i sottoscrittori di debito subordinato, non di rado ignari correntisti indotti a sottoscrivere prodotti al di là dell’umana comprensione.

E così, in un climax di paura, l’altra data che Renzi deve annotare sul proprio calendario è il 12 agosto. Quando si diffonderanno i nuovi dati Istat. E si ufficializzerà che non stiamo più facendo esercitazioni antincendio, perché la foresta è veramente in fiamme. Il Pil cresce meno delle previsioni del governo e il paese è in deflazione.

La pessima impostazione della politica economica del governo Renzi si mostrerà in tutta la sua evidenza attraverso la lettura dei numeri, che certificheranno gli errori di quanto previsto nel Documento di economia e finanza (Def) presentato lo scorso aprile. Nel Def, infatti, la crescita reale del Pil nel 2016 è stata stimata dall’esecutivo all’1,2% quando tutti gli outlook sul nostro paese dicevano che sarebbe arrivata a stento all’1%.

Servirà quindi una manovra correttiva da 30-40 miliardi per coprire il buco della minor crescita (16 miliardi, senza considerare l’effetto Brexit), sterilizzare le clausole di salvaguardia (15 miliardi, per evitare l’aumento dell’Iva) e finanziare le cosiddette «spese indifferibili» come le missioni internazionali e le risorse per gli ammortizzatori sociali (altri 10 miliardi circa).

Il guardiaboschi Renzi sorride, con un pacchetto di fiammiferi in bella vista. Sorride e tace. Non dice nulla. Né della situazione reale delle banche, né di come sta il Paese, né di cosa intenda fare. Magari cantando e suonando la lira.

Fonte: Il Giornale