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L’allarme di Boeri sulle pensioni: 35enni saranno a rischio di povertà

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Roma, 1 dic. (LaPresse) – Lavoreranno anche fino a 75 anni, prenderanno meno di pensione e molti rischiano di non prendere proprio niente, visto che il contributivo penalizza pesantemente chi vive di contratti precari. Sono i 35enni di oggi, quelli che sono nati nel 1980 e che ne avranno 70 nel 2050. E’ un grido d’allarme quello lanciato dal presidente dell’Inps Tito Boeri stamane al convegno ‘Pensioni e povertà oggi e domani’. Un convegno che doveva servire solo a presentare il rapporto 2015 dell’Ocse e che invece è servito al numero uno dell’istituto previdenziale per offrire alla politica un bagno di realtà.

“TAGLI SPESA DEVONO PREOCCUPARSI DELLE PERSONE”. Se l’Ocse, infatti, dice che il contributivo consentirà al sistema pensionistico italiano di ridurre la spesa del 2%, Boeri sottolinea che “i programmi di contenimento della spesa devono preoccuparsi prima di tutto del fatto che sotto le curve ci sono le persone, e che quindi le persone debbano ricevere un reddito minimo. Questo spesso non viene fatto”.

“OVER 65 HANNO RETTO MEGLIO ALLA CRISI”. E illustra i risultati di uno studio realizzato dall’Istituto. Per prima cosa mette in chiaro che “chi ha più di 65 anni ha retto meglio alla crisi di chi ha un’età inferiore”. Sia perché tre su quattro sono andati in pensione a meno di 60 anni e quindi non hanno subito decurtazioni. E poi perché, sottolinea, “contano molto gli altri redditi che percepiscono, e contano molto anche quelli della famiglia di appartenenza”.

“SI LAVORERA’ FINO A 75 ANNI”. Il vero problema, invece, dice, sono i giovani. Perché il reddito di una carriera tipica reale in genere subisce un calo temporaneo significativo nei primi anni, quando si passa dai lavori temporanei ai lavori più stabili, legati “all’ingresso nel mondo del lavoro dalla porta principale, quello del contratto a tempo indeterminato”. Il che vuol dire che tra i trentenni di oggi, nel 2050, “nell’ipotesi di un tasso di crescita del Pil dell’1%, molti dovranno lavorare anche fino a 75 anni, per andare in pensione”. E l’importo medio passerà dagli attuali 1.703 euro a 1.593 euro. Insomma si prenderà meno e lo si prenderà molto più tardi.

GIOVANI DI OGGI AVRANNO UN QUARTO IN MENO. L’istituto ha calcolato anche un “importo medio comparabile”, che tiene conto del fatto che i giovani di oggi prenderanno la pensione per meno tempo, rispetto ai giovani di ieri. Tenendo conto di questa differenza, l’importo medio della pensione di oggi risulta pari a 2.106 euro, cioè un quarto in più rispetto a chi lo prenderà in futuro.

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FIGLI? NEL 2050 ASSEGNO DA 750 EURO PER UNA DONNA SU TRE. Alle interruzioni legate ai contratti precari, si aggiungono, poi, per le donne, le interruzioni legate alla gravidanza “alla quale spesso si associa anche un cambio di lavoro”, denuncia Boeri. “Queste sono le carriere tipiche vere, reali”, puntualizza, alle quali bisogna fare riferimento quando si considerano simulazioni sulla effettiva capacità contributiva di lavoratori e lavoratrici. Questo comporta, prosegue, che se le donne tra i trenta e i quaranta anni decidessero tutte di avere un figlio, una su tre si dovrebbe accontentare nel 2050 di una pensione di 750 euro.

IL PESO DEI FIGLI SULLA PENSIONE. Secondo una simulazione realizzata ipotizzando una crescita media del nostro Paese dell’1% (ma la situazione potrebbe peggiorare in caso di una crescita inferiore), le donne che avranno una pensione di 750 euro, in assenza di interruzioni di carriera saranno poco più del 15%. Se invece sceglieranno tutte di avere almeno un figlio, aumenteranno a oltre il 30%. “Naturalmente l’interruzione di carriera – sottolinea Boeri – non è una scelta, è una cosa che si subisce ed è un problema sul quale torneremo”. In generale la distribuzione delle fasce di importo del trattamento pensionistico si sposta drasticamente verso il basso, nel caso di interruzioni legate alla maternità, e i trattamenti sopra i 2000 euro crollano da circa il 30% delle donne a circa il 10% di loro.

“RISCHIO POVERTA'”. Insomma, per chi oggi è nel pieno dell’attività lavorativa, “avremo problemi seri di adeguatezza” in futuro, perché “con le regole del contributivo le persone che non raggiungono un certo ammontare di prestazione prima dell’età pensionabile rischiano di non avere alcun reddito. Si apre perciò il tema di una assistenza di base che protegga queste persone contro il rischio povertà”.

“SENZA INTERVENTI SU MERCATO LAVORO PROBLEMI SERI IN FUTURO”. Perciò, conclude, “se l’economia italiana non cresce almeno dell’1% all’anno e non c’è non un processo di maggiore stabilizzazione del lavoro iniziando con prospettive di carriera più lunghe, senza tutte le interruzioni che contraddistinguono spesso con i contratti temporanei o precari, ci potrebbero essere problemi molto seri in futuro”.

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