LE CORTI ISLAMICHE LEGITTIMATE, È L’INIZIO DELLA FINE: I TRIBUNALI DELLA SHARIA VISTI COME «MALE MINORE» DAL CORSERA

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L’ Islam ci piace da morire. Da morire letteralmente. Preferibilmente, come è accaduto nella Storia alle civiltà in declino, suicidandoci. Il caso emblematico è la Gran Bretagna che, nel contesto del multiculturalismo, da 34 anni ha legalizzato i tribunali islamici. Sono circa un’ottantina e si annidano all’interno delle moschee. Hanno già emesso decine di migliaia di sentenze in tema di diritto famigliare e di diritto patrimoniale basate sulla Sharia, la legge islamica.

Sentenze che si impongono a cittadini britannici musulmani nonostante il totale contrasto con le leggi dello Stato. Le principali vittime sono le donne che Maometto concepì come antropologicamente inferiori sostenendo che sono manchevoli sul piano dell’intelletto, mentre Allah nel Corano prescrive che la testimonianza della donna vale la metà di quella dell’uomo, che la donna eredita la metà di ciò che spetta all’uomo, che l’uomo può sposare fino a quattro mogli contemporaneamente, le può ripudiare a piacimento, le può picchiare e persino segregarle fino alla morte se trasgrediscono ai suoi ordini.

Ed è così che in Gran Bretagna si assiste a un’impennata di violenza nei confronti delle donne musulmane, costrette a prestarsi come seconde, terze o quarte mogli di mariti poligami, a tacere sui maltrattamenti fisici e psichici subiti, a rassegnarsi alla perdita della dote qualora dovesse essere la donna a decidere di separarsi dal marito, ma soprattutto alla perdita dei propri figli che per l’Islam appartengono di diritto al padre perché è dal padre che acquisiscono la loro discendenza e fede islamica.

Al punto che lo scorso 23 marzo il primo ministro Theresa May, quando era ministro degli Interni, denunciò che «donne musulmane sono state vittime di decisioni discriminatorie prese dai tribunali islamici», e promise che se il Partito Conservatore vincerà le elezioni politiche provvederà a valutare se i tribunali islamici siano compatibili con le leggi e i valori britannici.

Ebbene, mentre la Gran Bretagna prende atto del fallimento del multiculturalismo che si fonda sull’illusione che le «comunità» etniche e confessionali possano auto-governarsi senza un comune collante valoriale, identitario e persino giuridico, in Italia il Corriere della Sera, a firma di Luigi Ippolito, è arrivato ieri a legittimare i tribunali islamici immaginando che l’alternativa sarebbe lo scontro violento con gli islamici.

In un commento che inizia con la domanda «È pensabile avere in Europa un sistema legale parallelo, per di più ispirato ai princìpi della sharia, la legge islamica?», Ippolito conclude che «a volte quello che può sembrare un veicolo di oppressione può rivelarsi lo strumento per avviare un percorso di emancipazione. Nelle complesse questioni di fede e cultura più che usare l’accetta della razionalità illuministica (il cui prodotto ultimo è la ghigliottina) può essere più proficuo seguire la strada dell’empiria».

Prendiamo atto che in Europa l’Islam piace soprattutto a chi odia se stesso. La Chiesa ha portato sugli altari gli imam consentendo loro per la prima volta in 1.400 anni di recitare al cospetto dei fedeli cristiani i versetti violenti del Corano. Chiesa e Stato si sono infatuati delle grandi moschee e le vorrebbero ovunque.

A questo punto, visto che abbiamo letteralmente perso la testa, ci meritiamo proprio i tribunali islamici: affideremo loro l’atto finale di porre fine ad una civiltà che ama il proprio carnefice più di quanto non ami se stessa.

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