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Le spose bambine turche: la vergogna di Erdogan

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Quando sentiamo parlare di spose bambine, molto spesso siamo abituati a pensare all’India o all’Africa nera: alle aree insomma più povere del pianeta, dove le famiglie indigenti sono costrette a vendere le proprie figlie femmine nella speranza di assicurare loro un qualsiasi tipo di futuro.

Eppure questa barbara pratica non è prerogativa solo di quello che una volta si chiamava terzo mondo, ma è ben radicata anche alle porte d’Europa. In Turchia, ad esempio, la situazione è particolarmente drammatica.

Come svela un’inchiesta de La Stampa, ad esempio, nel Paese della Mezzaluna si contano181mila spose sotto i 16 anni negli ultimi tre anni. Molto spesso finiscono in moglie a uomini ben più anziani di loro. Nel solo 2012 ben 20mila famiglie hanno acconsentito a questo tipo di pratica, con un numero di casi particolarmente alto nel sud-est del Paese, specie fra la popolazione di etnia curda.

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Citando i dati di una conferenza recentemente tenutasi a Smirne, il quotidiano torinese stima che le cifre ufficiali celino una realtà molto più vasta: imatrimoni celebrati unicamente in moschea non vengono registrati dalla legge e quindi non possono essere conteggiati nei registri statali.

La piaga delle spose bambine in Anatolia è stata denunciata anche dall’Agenzia Onu per i rifugiati, che ha recentemente stigmatizzato il fiorente traffico di ragazzine tra i 13 e i 20 anni che entrano nel Paese da Siria e Iraq per poi sposare uomini turchi in cerca di una moglie. Molti osservatori, all’interno e all’esterno della Turchia, accusano le autorità di Ankara di non fare abbastanza per promuovere l’emancipazione della donna: i casi di abbandono scolasticovedono protagoniste le femmine per il 97% dei casi.

Fonte: Qui

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