L’emergenza profughi “scoppia” sui confini italiani

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Sul Brennero erano in trecento per dire no al muro voluto sul confine dal governo austriaco. A Ventimiglia invece gli attivisti hanno ricostruito dopo un anno un presidio, per continuare a solidarizzare con quei migranti che vogliono varcare il confine francese per chiedere asilo politico ma non in Italia. In tutte queste occasioni le tensioni con le forze dell’ordine non sono mancate: durante la mobilitazione la polizia austriaca ha fermato Gianmarco De Pieri, uno degli organizzatori e candidato come consigliere comunale alle amministrative di Bologna. Sul confine francese, chi incontra i migranti in transito racconta dei tanti episodi di violenza subita da chi ha cercato di passare la frontiera.

“Abbiamo superato il confine e ci siamo ritrovati un ingente schieramento di forze dell’ordine austriache in assetto antisommossa, idranti, che non consentono il libero passaggio di chi oggi vuole attraversare liberamente l’Europa, munito di cartelli d’accoglienza e passaporti da cittadini del mondo. La risposta è stata violenza della polizia: contro i manifestanti spray urticante e manganelli” raccontano gli attivisti sul Brennero.

Simili sono le ragioni degli attivisti di Ventimiglia, che si sono dati appuntamento sul lungomare per cucinare e distribuire cibo e viveri, infrangendo un’ordinanza comunale che vieta di “dar da mangiare per strada”: in città sono rimasti alcuni migranti che non possono essere accolti nelle strutture della Caritas e della Croce Rossa perché si sono rifiutati di farsi identificare: “Se la loro identità venisse registrata nel nostro Paese sarebbero costretti a chiedere qui l’asilo. Ma loro sono in Italia solo di passaggio: non vogliono fermarsi in Italia e, a causa della normativa “Dublino”, se si viene identificati in uno stato è lì che si deve chiedere l’asilo” spiegano gli attivisti.

Da una parte una battaglia contro la costruzione dell’ennesimo muro sul suolo europeo, dall’altra la voglia di aiutare chi scappa dalla guerra nel nome della libera circolazione “che non può esistere solo per le merci, deve prima essere un diritto delle persone”. Per questo le proteste sono nate e scattate sui confini del nostro Paese: “L’Italia è sempre stata il “ponte” di tanti migranti che dall’Africa cercavano di arrivare in Europa, è sempre stata una zona di flussi e passaggi” continuano gli attivisti.

Ora che l’emergenza profughi è in pieno svolgimento i nostri confini diventano un “luogo caldo”, dove è possibile notare tutte le contraddizioni delle politiche europee in tema di migrazione. Ecco perché è qui che “scoppia” la protesta: “Ci opponiamo a questa Europa che respinge, vogliamo praticare un’altra Europa accogliente, libera e solidale” concludono gli attivisti.

Fonte: Qui