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L’Europa e i conti con l’islam

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L’Europa ha un problema. E non da oggi. Da anni i Paesi del Vecchio continente si ostinano a coccolare le frange meno moderate dell’Islam. Lo abbiamo visto in Siria in più di un’occasione, in particolare nel continuo sostegno nei confronti dei ribelli che combattono Bashar Al Assad. Il problema è che questi “ribelli moderati” poi tornano in Europa per compiere attentati. Non a caso, dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre scorso, il presidente siriano ha affermato che a causare la morte di più 150 persone a Parigi sono state anche “le politiche della Francia nella Regione, che ha ignorato come alcuni dei suoi alleati sostengano il terrorismo”.

Un’importante inchiesta pubblicata da Le Figaroha mostrato la tecnica usata dai salafiti per prendere possesso delle moschee. Nel 2015 sarebbero stati almeno 89 i luoghi di culto di cui si sarebbero appropriati gli islamici più radicali. Altre 41 moschee sarebbero invece nel mirino dei salafiti. Il metodo usato per “conquistare” un luogo di culto è sempre lo stesso: installano una piccola sala di preghiera proprio accanto alla moschea. Qui possono predicare l’islam più intransigente e adescare nuovi fedeli. Cose note a tutti, ma il governo francese non fa nulla per chiudere queste moschee o per fermare gli imam più radicali.

Una situazione simile si ha nella tristemente nota Molenbeek, il quartiere islamico di Bruxelles dove ha trovato rifugio Salah Abdeslam, uno degli attentatori che hanno colpito Parigi il 13 novembre scorso. Quel luogo dell’islam più radicale in Belgio è stato voluto alla fine degli anni ’60 proprio da Re Baldovino, che “donò a Faisal dell’Arabia Saudita, in quel momento ministro degli Esteri e principe ereditario ma ormai prossimo a sottrarre il trono al fratello Saud, il Pavillon du Cinquantenaire, in pieno centro di Bruxelles, con un affitto simbolico per un periodo di 99 ani. In poco tempo i sauditi trasformarono il padiglione in una grande moschea e nel Centro islamico e culturale del Belgio, il primo focolaio di diffusione del wahabismo (la forma di islam che in Arabia Saudita è religione di Stato) in Europa”.

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Lo stesso problema lo sta vivendo pure la Germania. Solamente nel 2014 i salafiti erano oltre 7mila. Tra questi ci sarebbero almeno 450 persone che sono andate a combattere in Siria e in Iraq. Alcuni pure sotto le bandiere nere del sedicente Stato islamico. Ed è stato proprio il caos portato dalla rivoluzione del 2011 ad aver favorito l’ascesa del salafismo, come nota il capo del’Ufficio federale per la protezione della costituzione, Hans-Goerg Maassen: “È cool partire per la Siria o per l’Iraq, è cool ricevere la mattina un tweet da Aleppo, è cool avere amici su Facebook che sono laggiù”. Almeno 150 – sostiene Maasen – sono già tornati in Germania: “Non sappiamo cosa abbiano fatto in quei Paesi”. E questi 150 rappresentano un problema non da poco per Angela Merkel.

Una nota riguardante il nostro Paese. Nei giorni in cui si è verificato il tentato colpo di Stato in Turchia, le posizioni del Caim, il Coordinamento Associazioni Islamiche di Milano, si sono fatte sempre più dure.Davide Piccardo, per esempio, ha scritto su Facebook: “Gulenisti e massoni non vi invidio per niente”. E ancora: “Ho visto militari presi a schiaffoni che manco Bud Spencer”, mentre i militari che avevano partecipato al golpe venivano massacrati. E il padre Roberto Piccardo non è da meno: “Dopo tante primavere bidone, ora una vera rivoluzione. Non mi interessa neppure chi l’abbia innescata, quello che conta è che a quasi cento anni da Ataturk la Turchia torna ad essere una grande nazione musulmana di fatto e di diritto. Allah protegga nostro fratello Erdogan e tutto il popolo turco”.

Infine, per combattere davvero il terrorismo, si dovrebbero colpire quei Paesi che finanziano, in maniera diretta o indiretta, i jihadisti. Stiamo parlando di Arabia Saudita, Qatar e Turchia innanzitutto.

Ecco, l’Europa deve fare i conti con questo tipo di islam, cercando sponde anche nei musulmani moderati. E deve farlo prima che sia troppo tardi.

Occhi della Guerra

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