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L’IMAN DI NIZZA – La laicità francese è responsabile per gli attentati

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Abdelkader Sadouni, predicatore sunnita del centro città: “Gli attentati sono solamente colpa dei francesi”

La Avenue Jean-Mèdecin il viale centrale di Nizza che dalla stazione conduce fin sulla Promenade des Anglais è molto affollata. I turisti passeggiano armati di asciugamani e ombrelloni dirigendosi verso il mare, molti nizzardi ne approfittano vagano di negozio in negozio alla ricerca di qualche offerta in tempo di saldi.

I bar e i ristoranti sono pieni e nulla farebbe presagire che in queste ore nella città sia stato dichiarato lo stato di emergenza. Di fronte alla Basilica di Notre Dame, che si affaccia sulla Avenue, si concentrano diversi turisti che ne fotografano la bellissima facciata in stile gotico. Costruita a partire dal 1864 poco tempo dopo l’annessione della regione della Costa Azzurra alla Francia ai danni dell’Italia, la basilica è il simbolo della Nizza moderna. Essa venne edificata appositamente con il fine di francesizzare la città dal suo tocco italiano.

Di fianco alla basilica inizia la rue de Suisse una piccola via laterale che, se imboccata, porta esattamente sul retro della chiesa. Dove l’atmosfera è decisamente diversa. Esattamente sulla parte posteriore di Notre Dame è stata costruita una moschea, che è il cuore dell’Ipercentre, un vecchio quartiere popolare del centro storico formato da tante piccole strette vie che negli ultimi 20 anni sono state trasformate in un quartiere islamico. Per le strade si incrociano continuamente persone con la barba lunga che indossano sandali e lunghe tuniche bianche e svolazzanti. Tutti i negozi di alimentari vendono prodotti Halal, le vecchie botteghe sono state trasformate in centri di associazioni islamiche e librerie coraniche. Esattamente a lato della moschea il marciapiede è occupato da una fila di manichini che indossano ampi abiti, sia per uomo che per donna, tipici del mondo islamico. Dietro di essi si intravedono le vetrine di un negozio nelle sono esposte diverse copie del Corano e dei libri per bambini intitolati: “Perché Allah è buono”.

Questa bottega è di proprietà di Abdelkader Sadouni, imam sunnita malakita di origini algerine che ormai da diversi anni predica la legge di Allah in Francia. Nel suo negozio entrano continuamente dei gruppi di fedeli per acquistare qualche prodotto, rigorosamente islamico, o per chiedere consiglio. Sono giorni in cui la comunità musulmana di Nizza è sotto pressione e in molti si consigliano con l’imam su come comportarsi. Il quale risponde di stare calmi e di continuare ad impegnarsi per diffondere la parola di Maometto. “Noi non c’entriamo nulla per quanto successo, i responsabili sono altri” dice lui.

  • L'Imam che

Abdelkader Sadouni è uno dei predicatori più ascoltati a Nizza. La sia popolarità è dovuta alle sue prediche in moschea, alla sua bottega che è il cuore dell’Ipercentre ma anche ai rapporti privilegiati che vanta con Christian Estrosi, ex sindaco della città e oggi presidente regionale. Sulla sua pagina facebook pubblica foto un cui lui e l’ex sindaco sono uno di fianco all’altro in occasione della festa della fine del Ramadan. In questi giorni Estrosi sta venendo attaccato per i suoi rapporti ambigui con i musulmani radicali, per Sadouni sono però solo polemiche sterili. La politica, dice, deve dialogare con i musulmani. Se non lo farà non ci sarà modo di fermare le violenze.

La Nizza è la capitale europea dei foreign fighters. Sono oltre 100 i ragazzi della comunità musulmana nizzarda che sono partiti per la Siria. Lei è uno dei punti di riferimento di questa comunità, come si spiega questo fenomeno?

Negli ultimi anni abbiamo assistito regolarmente alla partenza verso la Siria di molti giovani musulmani di Nizza, che spesso portano con sé anche le proprie mogli e i propri figli. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone che hanno tutti i comfort e la nazionalità francese, eppure decidono di lasciare la Costa Azzurra per prendere parte ad un conflitto armato, mettendo a rischio la vita propria e della propria famiglia. Ciò testimonia il fallimento delle politiche francesi nei confronti dell’Islam. La discriminazione dei musulmani in Francia, gli attacchi islamofobi e il divieto dell’utilizzo pubblico di simboli religiosi sono il motivo che spinge questi giovani a non sentirsi parte della comunità nazionale e a decidere di partire per riunirsi con chi ritengono essere il proprio simile. Secondo me la situazione dei musulmani in Francia è il primo fattore che spinge molti ragazzi al combattimento. Finché le moschee saranno così poco numerose, fino a quando la loro costruzione causerà proteste, finché i musulmani saranno discriminati allora queste reazioni ci saranno. Reazioni certamente sbagliate, ma reali e di fronte alle quali bisogna estirpando il fenomeno che le genera.

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Lei accusa dunque il sistema francese di essere responsabile dell’esplosione dello jihadismo armato. Non ritiene vi siano anche delle responsabilità interne alla comunità musulmana?

Il problema della comunità musulmana è che essa non trova spazio all’interno della società francese. La Francia è un Paese laico, che si oppone alla promozione della religione e delle sue manifestazione. Così facendo l’Islam viene messo nell’angolo, i musulmani discriminati e attaccati solo per il fatto di volere praticare la propria fede. Il problema non è la comunità musulmana ma il fatto che manca la volontà di darle più spazio nella società.

La laicità è però il valore fondante della Repubblica francese e dei valori che si sono affermati con la Rivoluzione e con l’Illuminismo. Essa viene applicata anche ai cristiani e a tutte le religioni, non solo ai musulmani…

La laicità sarebbe un principio giusto se garantisse la libertà di culto a tutti. Non è quello che avviene in questo momento. La laicità odierna è un estremismo che tenta di sradicare tutte le religioni. I cristiani si sono adattati, i musulmani non lo faranno perché sarebbe un ingiustizia. Se la laicità continuerà a venire applicata come lo è oggi allora il desiderio di unirsi ai musulmani che combattono in Siria rimarrà forte in molti giovani.

Lei dunque comprende le ragioni di chi parte per il jihad?

Sì, le comprendo ma non le giustifico. Daesh rappresenta una identità violenta e forte, che per questo attrae molti giovani. Persone che non si sentono parte dell’Europa, sono attirati invece dalle proprie origini e dalle proprie radici religiose.

Lei è un imam molto conosciuto a Nizza e sicuramente sarà stato avvicinato da tanti giovani che Le manifestavano la volontà di unirsi a Daesh. Lei cosa risponde loro?

Rispondo che Daesh non è l’Islam e che il sostegno che viene loro dato non è giustificabile. Li invito a seguirmi in moschea, dove possono capire veramente il messaggio del Profeta e non farsi coinvolgere da interpretazioni sbagliate del Corano, che spesso apprendono su internet.

I dati della Gendarmerie mostrano però che la quasi totalità di chi è partito si è radicalizzato in moschea, spesso attraverso le prediche di imam radicali. Se Lei vuole combattere Daesh dovrebbe cercare di impedire che certi tipi di messaggi vengano veicolati nei luoghi di culto.

Sono d’accordo. Dobbiamo impedire che alcune interpretazioni sbagliate abbiano spazio. A Nizza ci sono molti gruppi diversi di musulmani, come i salafiti e i Fratelli Musulmani, dei quali io non faccio parte. Bisogna fare attenzione perché le leggi dell’Islam trovino spazio nelle moschee come nella società senza passare attraverso il terrorismo. Che non fa altro che aumentare gli attacchi che noi musulmani subiamo.

Lei dice che i musulmani non sono tutti uguali e che Daesh è un nemico. Pensa quindi sia necessario sostenere quelle forze musulmane, come la Siria di Assad, che combattono i terroristi?

No, non lo penso. Penso che sarebbe invece necessario colpire chi finanzia i terroristi. Ormai tutti sanno che il Qatar e l’Arabia saudita hanno finanziato Daesh, bisognerebbe evitare che i finanziamenti e i rifornimenti arrivino ai guerriglieri. Come bisognerebbe tagliare i finanziamenti agli altri gruppi terroristici che seminano il terrore in medio oriente pur combattendo contro Daesh. Sarebbe necessario per esempio evitare che l’Iran continui a finanziare Hezbollah, che è a sua volta una compagine terroristica.

Lei condanna la costituzione e le leggi francesi. Con quali altre leggi andrebbero sostituite? Con quelle del Corano?

La sharia è la legge di Dio, non la legge dello Stato. Io mi identifico nella nazione francese e vorrei che essa promuovesse leggi che permettano ai fedeli di vivere in modo pubblico e privato la legge divina.

Fonte: Il Giornale

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