L’ISTAT AFFONDA RENZI: “COSÌ L’ATTIVITÀ ECONOMICA RALLENTA”

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Il presidente del consiglio Matteo Renzi (s) e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan a Palazzo Chigi durante la conferenza stampa al termine del CdM, Roma 15 Ottobre 2015. ANSA/GIUSEPPE LAMI

La ripresa economica non c’è. Lo zero virgola sbandierato da Matteo Renzi contro i gufi è già evaporato via. Sui numeri non si può barare. E quelli che gli scodella oggi l’Istat sono allarmanti. Secondo l’istituto di statistica, infatti, “in un contesto europeo caratterizzato da una crescita significativa del pil, l’economia italiana presenta segnali positivi”, ma “l’evoluzione del clima di fiducia rimane incerta e l’indicatore composito anticipatore dell’economia italiana” che “ha subito una battuta d’arresto a febbraio” segnala “rischi di un rallentamento dell’attività economica nel breve periodo”.

I segnali positivi sono associati al miglioramento della produzione industriale, al consolidamento dell’occupazione permanente, alla riduzione delladisoccupazione e alla crescita del potere di acquisto delle famiglie. Nei primi mesi dell’anno, però, l’Istat rileva come “la dinamica dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese italiane” si continui a mantenere “altalenante”. “In aprile si è registrato un sensibile miglioramento della fiducia nei servizi di mercato e nelle costruzioni cui si è accompagnato un aumento moderato nella manifattur – si legge nel duro report dell’istituto di statistica – per contro il commercio al dettaglio ha segnato un ulteriore peggioramento dopo la flessione in marzo”. E “a febbraio l’indicatore composito anticipatore dell’economia italiana ha segnato una battuta d’arresto, suggerendo un rallentamento nel ritmo di crescita dell’attività economica nel breve termine”. Anche “la dinamica dei prezzi per i prossimi mesi si prefigura estremamente debole,in linea con le attese di ribassi dei listini industriali”.

Se la crescita arranca, i consumi delle famiglie italiane non sono da meno. Tanto che la Confcommercio registra una ripresa a fasi alterne. A marzo è stato, infatti, rilevato un calo dello 0,4% rispetto a febbraio e un incremento dell’1,5% tendenziale. Secondo gli analisti dell’associazione, il dato evidenzia “le difficoltà della domanda ad instradarsi su un sentiero di sicura crescita”. “Tale dinamica – spiegano – si inserisce in un contesto in cui i principali indicatori congiunturali stentano a mostrare andamenti univoci, situazione che pur comportando un progressivo miglioramento del quadro macroeconomico conferma l’assenza di slancio della ripresa“.

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