Il Sud con Salvini

L’Italia sarà un campo profughi. E il nostro governo è latitante

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Mentre in Italia ci baloccavamo con la retorica dell’accoglienza e, all’opposto, con l’ideona di cancellare Schengen, in Europa si costruiva la tempesta perfetta: visto che sui migranti non siamo stati in grado di fare scelte, saranno altri a scegliere per noi.Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, si è premurato di definire «non vere» le indiscrezioni su un imminente sospensione del Trattato di libera circolazione ripristinando i controlli ai confini con la Slovenia.

«Quello che abbiamo fatto ormai da alcune settimane è rafforzare i controlli in funzione anti-terrorismo lungo la rotta balcanica, che è stata quella del contrabbando e che può essere ora quella dei combattenti stranieri», ha precisato sottolineando che l’obiettivo è «identificare meglio le persone sospette ed assicurare che quella rotta non possa rappresentare un pericolo per noi».Le parole di Alfano, però, si inseriscono in un contesto nel quale l’Italia è, di fatto, esautorata.

Al vertice Ue dello scorso 17 dicembre, infatti, si è discusso un progetto di guardie di confine europee. Perché creare un doppione di Frontex? In realtà è solo un modo per far passare una linea durissima. Contro l’Italia. Pochi giorni prima del vertice, l’11 dicembre, il commissario Ue all’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, intervenendo a Roma aveva descritto la versione carota del progetto: «Avremo bisogno di circa 1000 uomini, reclutati dagli Stati membri con una sua struttura al di là delle singole guardie costiere nazionali e interverrà su richiesta del singolo Stato membro, in caso sia impossibilitato ad agire». Sulla carta, dunque, un altro aiutino di Bruxelles agli Stati che più si sobbarcano l’impatto delle migrazioni. Ma l’ambiguità della frase di Avramopoulos sulla supplenza allo «Stato membro impossibilitato ad agire» si è chiarita nel vertice del 17 dicembre dove si è parlato dell’istituzione di un’agenzia Ue di guardacoste, che in casi di vulnerabilità dei confini agisca su comando di Bruxelles, contro la volontà di uno Stato.

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Insomma, sarà l’Ue a giudicare chi è «impossibilitato ad agire» e, in caso, ad agire contro la sua volontà. Per Bruxelles siamo già colpevoli, come dimostra la procedura di infrazione sulla mancata raccolta delle impronte dei migranti. Di certo il governo non ha lavorato per avere sponde solide: gli europarlamentari del Ppe Fulvio Martusciello e Salvatore Cicu ieri hanno denunciato il colpo di mano con cui è stato fatto fuori il consulente giuridico Carlo Zadra, l’unico italiano del gabinetto Juncker.La prospettiva che ci attende, dunque, è di venir trattati come un Paese a sovranità limitata, le cui frontiere vengono sorvegliate da forze straniere. Parlando del progetto di guardia di confine europea, che Merkel e Hollande vorrebbero approvato entro giugno, il presidente del Consiglio Ue ha riconosciuto è che «un’idea molto controversa», ma «le alternative sarebbero altrettanto dolorose».

Il riferimento è alla possibilità che un Paese inadempiente sui controlli alle frontiere venga sospeso da Schengen per due anni. Una minaccia che, insieme al moltiplicarsi degli stop unilaterali da parte di singoli Stati, prospetta per l’Italia una situazione paradossale: essere usati come un grande campo profughi e per di più con le frontiere verso l’Europa sempre più serrate. Abbiamo avuto un antipasto quando la Francia ha intensificato i controlli e i migranti si accamparono sugli scogli a Ventimiglia. Scene destinate a ripetersi, visto che gli sbarchi non si fermano e i «ricollocamenti» di Renzi e Alfano sono stati un flop: sui 160mila promessi, solo 184 migranti sono stati accolti da altri Paesi Ue. Molti meno di quanti sono rispediti in Italia in base al trattato di Dublino perché qui sono state prese loro le impronte. Con la beffa che, senza Schengen, i migranti saranno confinati in Italia e pure gli italiani perderanno il diritto alla libera circolazione.

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