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L’Italia scarcerò Bassam Ayachi, diventato poi il predicatore ha indottrinato i giovani pronti al martirio…

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Nei giorni seguenti alle stragi di Parigi, con le indagini in corso per scovare iterroristi e capire la loro provenienza, spunta un pesante retroscena che chiama in causa il nostro Paese, coinvolgendolo direttamente nello scacchiere internazionale in cui gli attentatori hanno fatto le loro mosse, silenziosamente, negli anni scorsi fino a venerdì scorso.

Così, riavvolgendo indietro il nastro della follia dell’islam radicale andata in scena nella capitale francese, Repubblica, scopre che il predicatore che ha indottrinato quelli che poi sarebbero diventati i futuri kamikaze che hanno messo in atto il massacro di Parigi, era passato dall’Italia, era stato arrestato e inspiegabilmente scarcerato e rimesso in libertà. Bassam Ayachi – questo il nome dell’imam ultrà di Molenbeek – viene arrestato a Bari nel 2008 con la “semplice” accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Gli investigatori però scoprono che è un pezzo grosso dell’islam radicale, in possesso di testi dei predicatori di Al Quaeda e del testamento di un 24enne pronto al martirio.

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Nel carcere viene intercettato mentre fa riferimento a possibili futuri attentati all’aeroporto parigino di Charles De Gaulle, elemento sufficiente a trasformare l’accusa in terrorismo internazionale. Tre anni dopo arriva la condanna: otto anni di reclusione per aver organizzato una cellula terroristica pronta ad entrare in azione in Italia, Francia, Belgio e Regno Unito. In appello però, nel 2012, arriva – improvvisa – la scarcerazione, motivata da una sorta di quesitone territoriale. Secondo i giudici non esistevano prove certe che il gruppo di attentatori avrebbe agito in Italia. Cioè, se sono terroristi all’estero, non è un problema nostro.

La Cassazione infatti interviene e annulla la sentenza di appello, rimandando il processo al secondo grado, dove – di nuovo – arriva un’assoluzione. È il 2013 e Ayachi non è in aula. Si trova in Siria, mentre, 70enne, imbraccia ancora kalashnikov, combattendo tra le fila del terrorismo. Nel giugno scorso, le autorità belghe gli hanno negato il permesso di rientrare sul terriorio nazionale perché soggetto pericoloso per la pubblica sicurezza.

In Belgio però ci era già stato nel 2012, subito dopo la scarcerazione avvenuta in Italia. Era tornato a Bruxelles, nel quartiere di Malembeek. Lì ha predicato lajihad e ha indottrinato i giovani pronti al martirio. E ora l’intelligence belga cerca di capire il suo ruolo con la cellula di Abdelhamid Abaaoud, la mente del massacro del 13 novembre.

Fonte: Qui

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