Roma, 10 lug – “L’hijab (velo islamico, ndr.) è la più alta e splendente manifestazione di libertà e contrasto al maschilismo dilagante”. Così scriveva Silvia Layla Olivetti sul Corriere della Sera il 13 gennaio 2016 nel suo intervento, ospitato dall’autorevole quotidiano italiano, che –Scrive Il Primato Nazionale – invitava le donne, musulmane e non, ad unirsi alla Giornata mondiale del velo. “Un momento di orgoglio per le prime e di solidarietà che invita le non musulmane per un giorno a fare l’esperienza di indossare il velo che copre collo e capelli e lascia libero il viso”, così invece il Corriere introduceva l’appello di questa italiana convertita all’Islam.

La stessa Olivetti al tempo veniva spesso invitata in tv, in particolare a “Le invasioni barbariche”, noto programma di La7 condotto da Daria Bignardi. Di fatto era fatta passare da alcuni importanti media italiani come una “musulmana moderata” eroina dell’integrazione.

Ma chi è davvero questa quarantenne paladina del velo islamico? Basterebbe leggere un suo post su Facebook, pubblicato tre giorni fa, per farsi una vaga idea: “Volevo solo tranquillizzare quella tricolore e semiliquida massa di materia fecale islamobofa, che mi ripete come un disco rotto di andarmene dall’Italia per raggiungere quelli come me: il vostro stivale puzzolente l’ho già lasciato da un pezzo. Tenetevelo tutto, godetevi l’illusione che sia vostro. In realtà il mondo intero appartiene ad Allah e a Lui sarà restituito un pezzo alla volta. Prima era l’Italia, a trasformarlo in uno stivale fetente siete stati voi, con la vostra ignoranza storica, sociale e umana Su una cosa avete ragione: io non sono italiana. Sono musulmana. El hamdulillah”.

convertita

Evidentemente, penserete voi, questa signora “moderata” da un po’ di tempo a questa parte si è radicalizzata, ha smesso di scrivere accorati appelli alla solidarietà tra donne di qualunque fede e non sorride più di fronte alle telecamere di La7, ma delira sui social network. E invece no. Nell’agosto 2014, quindi prima delle ospitate in tv e sul Corriere della Sera, Silvia Layla Olivetti, nata a Venezia e residente almeno fino a qualche mese fa a Marghera, era diventata un “simbolo” per le donne musulmane dopo aver scritto “Diversamente italiani”, libro inchiesta che raccoglie ventiquattro storie di cristiani convertiti all’Islam. Proprio tre anni fa, intervistata dal Corriere del Veneto, si esprimeva così sulla guerra in Siria: “Gli italiani che vanno a combattere contro Assad hanno la mia stima. Sono come i partigiani durante la Resistenza.

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