Lo scarica barile (di petrolio) del Governo: nessuno ha colpe, tutti incolpano l’emendamento agli altri

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Renzi dice che con loro l’aria è cambiata. «C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi di antico», scriveva Giovanni Pascoli e infatti con questa vicenda del petrolio sembra di essere tornati ai vecchi arabeschi concettuali della Prima Repubblica, con contorsionismi e voli sul trapezio. Il famoso emendamento riguardante Tempa Rossa, che di fatto agevolava il lavoro nel giacimento della Total e delle imprese aventi interessi collegati (com’era il caso, a quanto pare, dell’indagato compagno dell’ex ministro Guidi), ricorda una vecchia pubblicità di vent’anni fa. Un professore entra in aula, trova un preservativo per terra e quando chiede di chi sia tutti lo rivendicano come proprio. Allo stesso modo tutti su quell’emendamento tormentato hanno dichiarato il loro pezzo di paternità.

La Guidi, dopo le dimissioni da ministro dello Sviluppo economico, nella famosa lettera al Corriere della Sera del 2 aprile ha scritto: «Io rivendico l’importanza di quella norma per il Paese». La Boschi ha detto che lo rifirmerebbe domattina e Renzi ha assicurato che è opera sua. Il sottosegretario De Vincenti, poi, che nell’ottobre 2014 era vice della Guidi al Mise, ha messo la faccia sul suo essersi precipitato alla Camera, in commissione Ambiente, per evitare che quel testo saltasse (cosa poi avvenuta, e infatti fu ripresentato qualche mese dopo). Dunque, l’emendamento piace alla gente che piace, cioè alle aziende del petrolio. Eccezion fatta per Simona Vicari, al tempo sottosegretaria sempre allo Sviluppo economico (ora è ai Trasporti), che pur essendo coinvolta nell’iter parlamentare del provvedimento ha pubblicamente ricordato, in una intervista ad Affari Italiani , le proprie perplessità, cosa che i rumors non qualificano come esattamente gradita dalle parti di Palazzo Chigi.

Fin qui il capitolo unanimità fantozziana. Poi c’è il capitolo scaricabarile, che è il più bello. La Guidi è probabilmente il ministro che ha battuto tutti i record di cronometro per le dimissioni. A poche ore, il 31 marzo, dall’uscita delle trascrizioni della telefonata con il suo compagno in cui assicurava che quell’emendamento sarebbe stato inserito nella legge di Stabilità 2015, ha scritto a Renzi che gettava la spugna. E da lì è cominciata la più grande operazione di disconoscimento reciproco che si è mai vista. Vittima eccellente è Gianluca Gemelli, il compagno dell’ex ministro. Le cronache lo descrivono come un uomo molto abile nelle pubbliche relazioni, che sa stare al posto giusto al momento giusto. D’un tratto, però, nessuno lo conosce più. Dai retroscena del primo aprile traspare l’arrabbiatura di Renzi verso la sua (da poche ore ex) ministro dello Sviluppo Economico per non aver informato il resto del governo su cosa facesse nella vita il suo fidanzato e quali interessi avesse.

Anche Maria Elena Boschi ha più volte detto che non sapeva nulla del compagno della collega. E poi c’è la diretta interessata, autrice di un’operazione di piantamento in asso di una rapidità degna delle migliori stori da liceo. Ancora nella famosa lettera al Corriere definisce Gemelli «colui che considero a tutti gli effetti mio marito». Tre giorni dopo, alcune «fonti» vicine a lei, all’Ansa , lo dipingono semplicemente come il «padre di suo figlio», con cui «non ha mai convissuto. Anzi, da tempo si vedono solo ogni 7/15 giorni». Ma non finisce qui. Alcuni siti si accorgono che Gemelli, il quale evidentemente ha buon gusto, aveva mandato un tweet a Naike Rivelli, la figlia di Ornella Muti, solita postare sui social sue foto molto molto, diciamo così, gradevoli alla vista. Intervistata aUn Giorno da Pecora , la giovane ha detto di non essersi accorta di quel tweet e, alla domanda riguardante cosa gli avrebbe risposto, se ne è uscita così: «Gli avrei detto di pensare ai suoi cantieri». E non basta. Perché dalle intercettazioni emerge come Federica Guidi avesse ben poca stima di colui che all’epoca dei fatti era il suo viceministro, Claudio De Vincenti, esprimendo la volontà di volerlo «cacciare fuori».

Poi c’è il capitolo smentite, anche quello abbastanza divertente. Nella telefonata fulcro di questa epopea, la Guidi assicurava al suo (ex?) compagno che sull’emendamento anche «Maria Elena è d’accordo», intendendo il ministro Boschi. Che però, stando alle indiscrezioni provenienti dalla sua audizione con i magistrati di Potenza, avrebbe negato questa circostanza come di aver subìto pressioni. Ma non è tutto. Intervistata da La Stampa nei giorni in cui è scoppiata questa bufera giudiziaria che ha avvolto il governo, la ministro delle Riforme ha affermato: «Ci attaccano i poteri proprio perché non siamo schiavi dei poteri forti, non siamo il terminale di niente e di nessuno. Questo non piace a molti». Tempo qualche ora e Renzi, a In Mezz’Ora , dava una versione completamentes spiegava: «Io non credo ai complotti dai tempi di Aldo Biscardi». Insomma, giravolte e supercazzole in ordine sparso. In attesa dell’audizione di Federica Guidi, oggi a Potenza, come persona informata dei fatti. Tanti dubbi e una certezza: nell’epoca della visibilità e dei social, il povero Gianluca Gemelli è l’uomo più sconosciuto del mondo.

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