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L’orrore dell’Isis sui bambini: “Stuprati se non combattono”

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Non basta la guerra a rovinare l’infanzia dei bambini iracheni e siriani. Non basta neppure il reclutamento di massa messo in atto dai jihadisti dell’Isis, pronti a fare delle nuove generazioni carne da cannone, offrendo loro soltanto due scelte: imbracciare un kalashnikov o indossare una cintura esplosiva.

È un nuovo rapporto delle Nazioni Unite ad andare più in profondità, raccontando le dimensioni di quello che è un vero e proprio crimine di guerra perpetrato dagli uomini dell’organizzazione radicale. Perché se non è un mistero che il sedicente Stato islamico voglia allevare i propri combattenti fin dalla culla, strappandoli da una vita normale, quello che finora non era chiaro era il livello di perversione a cui gli estremisti erano disposti ad arrivare pur di convincere i bimbi a unirsi ai propri “campi d’addestramento” per baby-jihadisti.

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L’utilizzo di bambini è sistematico e fonti credibili, le cui testimonianze sono state raccolte dall’Onu, parlano di tecniche di persuasione per nulla sottili. Chi non combatte, si legge nel rapporto, viene frustato, torturato o persino stuprato. E c’è anche chi è pronto a giurare che i disertori, se così si possono chiamare i bambini spediti al fronte, siano stati ammazzati in maso al loro ritorno a casa.

A giugno tra gli 800 e i 900 bambini sarebbero stati portati via dalle loro famiglie a Mosul, città irachena che è considerata una delle due “capitali” dell’Isis. E non mancano esempi di pezzi propagandistici in cui i più piccoli vengono utilizzati per aggiungere orrore all’orrore. Piccoli carnefici dei traditori, mini-soldati addestrati per combattere. Tutto, tranne che fanciulli.

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