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L’Ue boccia le riforme: l’Italia resta ad alto rischio

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L’instabilità potrebbe fare male all’Italia. Siamo più sensibili di altri alle turbolenze dell’economia perché non abbiamo risolto i nostri problemi: debito e competitività.

Per questo il Pil, quindi la nostra ricchezza, potrebbe risentirne. L’analisi per nulla lusinghiera arriva dalla Commissione europea che ieri ha reso noto l’aggiornamento del rapporto sugli squilibri macroeconomici. Una sorta fotografia dei principali indicatori per capire se gli Stati membri sono sul binario giusto e anche un bussola per orientare i giudizi di Bruxelles. Compreso quello di primavera sulla legge di Stabilità italiana che, il commissario Moscovici ha detto di essere a rischio di «non conformità».L’Italia migliora un po’, ma è nel gruppo dei Paesi più esposti agli «shock». Per l’esecutivo europeo «la combinazione di elevato livello di debito pubblico e di una tendenza al calo del potenziale di crescita o competitività, è una fonte di preoccupazione in un certo numero di Paesi». Nello specifico, «è il caso dei Paesi di rilevanza sistemica come l’Italia o la Francia, ma anche di economie più piccole come il Belgio». Tutti Paesi dove «aumenta la probabilità di traiettorie instabili debito-Pil e vulnerabilità agli shock avversi».Il debito pubblico dell’Italia secondo le stime di Bruxelles è al 133% del Pil, il livello più elevato dell’Unione europea dopo la Grecia. «Servono politiche fiscalmente responsabili», ha rimarcato il commissario europeo per l’Euro, Valdis Dombrovskis. «La media di deficit di bilancio sta diminuendo, ma in alcuni Stati membri il debito pubblico resta ancora molto alto e deve essere ridotto per rispondere al patto di stabilità».

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Sono 18 i Paesi che presentano «squilibri» che la Commissione segnala e chiede di correggere. C’è persino la Germania, per un surplus commerciale troppo elevato. Ma quelli italiani sono più preoccupanti, soprattutto dopo anni di ininterrotta crisi internazionale. Già in febbraio l’esecutivo europeo ci aveva chiesto «azioni decise» su debito e competitività. La situazione non è cambiata. «Nella classifica aggiornata sono diversi gli indicatori che oltrepassano le soglie indicative, in particolare perdita di quote di export, debito, disoccupazione e aumento di quella giovanile». Bassa produttività e inflazione, finanziamento al sistema produttivo in continuo calo. Disoccupazione ancora troppo alta.Niente di nuovo, se non fosse che l’Italia è in attesa del giudizio sulla legge di Stabilità. Sul fronte dei conti, il richiamo sul debito potrebbe aiutare chi a Bruxelles non vorrebbe darci i margini di spesa in deficit che il governo ha chiesto, sfruttando al massimo (e anche un po’ oltre) gli spazi offerti dalle regole europee. Il nodo competitività rafforza i mal di pancia europei sulla riduzione fiscale che parte dal mattone, invece che dal costo del lavoro. Roma dovrà lavorare ancora molto per ottenere il via libera alla legge di stabilità in primavera.La Commissione dà praticamente per scontato un giudizio negativo. Che potrebbe comportare il rischio di una manovra correttiva. «Crediamo sia a rischio di non conformità nonostante la ripresa e le riforme, e ci siamo dati appuntamento alla primavera per vedere fino a che punto possa beneficiare di flessibilità supplementare», ha confermato ieri il commissario agli affari economici Pierre Moscovici. Un’ipoteca sulla manovra di Renzi.

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