L’ULTIMA MOSSA DISPERATA DI ALFANO PER TENERSI LA POLTRONA: “PRONTI A FAR SALTARE LO IUS SOLI”

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Scomparsi in Sicilia, culla dell’alfanismo, con davanti l’incognita di una campagna elettorale non si sa bene con chi (col Pd? Col centrodestra che non può vedere Alfano? Da soli?) e lo sbarramento al 3% tutt’altro che agevole visti i miseri numeri siciliani, e poi il partito in subbuglio e metà eletti che meditano la fuga dopo gli altri già fuggiti nelle settimane scorse.

La situazione di Ap è a dir poco complicata. L’unica mossa che Alfano ha azzeccato finora è quella di garantirsi delle poltrone (due ministeri pesanti, come gli Esteri e la Sanità), il resto è una lunga fila di errori che ormai gli rinfacciano apertamente anche i suoi.

Al punto che gli alfaniani ormai sperano che il Pd forzi la mano sullo ius soli in Parlamento, dove la pattuglia di Ap è decisiva – specie al Senato -, per votare contro la legge sulla cittadinanza breve agli immigrati ed avere così una bandierina di centrodestra da sventolare in campagna elettorale.

E lo stessa operazione si potrebbe ripetere per altri provvedimenti governativi in dirittura d’arrivo in aula. L’obiettivo, in questo caso, sarebbe di correre da soli, recuperando l’elettorato moderato e sperare di superare la soglia del 3% per diventare poi decisivi in caso di stallo dopo il voto, che potrebbe finire senza una maggioranza netta e quindi aver bisogno di rinforzi (il ruolo che Alfano si è giocato in questi anni con Ncd e Ap).

D’altra parte, un appoggio al Pd sullo ius soli sarebbe il suicidio finale per Alfano (che continua a minimizzare la batosta siciliana: «Era un voto regionale»). Dopo che l’alleanza con la sinistra ha dimostrato di non funzionare in termini elettorali, regalare al Pd alla fine della legislatura una legge altamente impopolare come lo ius soli, non avrebbe senso.

«Anche chi aveva manifestato disponibilità a discutere dello Ius soli, ora si ricrederà subito», profetizza un senatore centrista. E il fronte del no, sull’onda di centrodestra che arriva dalla Sicilia, potrebbe allargarsi anche a Gal e ai verdiniani di Ala. La linea politica di Ap èperò tutta da vedere ancora, e la resa di molti conti è fissata per sabato, all’assemblea programmatica di Ap. Una parte spinge ancora per l’alleanza a sinistra. Tra questi ci sono Cicchitto e Pizzolante.

Spiega il primo: «Ap ha di fronte a sè due scelte: quella di collocarsi su una posizione autonoma o quella di verificare se esistono le condizioni per una convergenza con il Pd». Ancora più netto Sergio Pizzolante, vice-presidente degli alfaniani alla Camera: «Non c’è altra scelta se non quella di organizzare un’alleanza partendo dall’area di governo».

Anche Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, è quotata in questa area pro-Pd. Ma il fronte di quelli che spingono per tornare a destra è più forte, con alcuni dati già con un piede fuori dal partito, non verso Forza Italia ma verso il movimento di Parisi. Tra di loro c’è Roberto Formigoni, senatore Ap molto critico: «Serve un’inversione a 180 gradi al prossimo appuntamento di sabato. L’alleanza col Pd è stata uno sbaglio. Il nostro elettorato è alternativo alla sinistra, bisogna cambiare rotta e discutere anche dell’uscita dal governo». L’ala nordica, specie lombarda, del partito di Alfano è la testa di ponte della manovra per il ritorno nel centrodestra, sotto la regia del milanese Maurizio Lupi, capogruppo alla Camera (ieri era al lavoro di ritorno dalla maratona di New York, appuntamento fisso).

Della stessa partita è Raffaele Cattaneo presidente del consiglio regionale lombardo: «Ora mi aspetto dei fatti conseguenti e decisivi, altrimenti credo che molti, me compreso, dovranno prendere decisioni sulla strada politica da imboccare». La fuga da Alfano continua.

Fonte: Qui

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