L’UMILIAZIONE DELLE VITTIME DI KABODO: “PER MIO PADRE UCCISO A PICCONATE LO STATO MI DA’ SOLO 7MILA EURO DI RISARCIMENTO”

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Era il maggio del 2013 quando Kabobo, il clandestino immigrato con precedenti penali che viveva a Milano, uscì in strada armato di machete e uccise tre persone. Prima la mannaia, poi un piccone. Divenne il terrore del quartiere Niguarda e sotto la sua furia omicida caddero Ermanno Masini, 64 anni, Alessandro Carolé (40) e Daniele Carella.

Oltre al dolore, per le famiglie delle vittime si è aperta anche la stagione della beffa. Come spiegato ieri, infatti, lo Stato ha approvato una legge per istituire il fondo per risarcire le vittime (e i loro parenti) dei reati violenti (omicidio, stupro, ecc) commessi da persone nullatenenti. Insomma: se un criminale senza un soldo commette un reato orrendo, spesso le vittime rimangono senza risarcimento perché non è possibile rivalersi su nessun patrimonio del colpevole. E così ci dovrebbe pensare lo Stato a risarcire. Ma se fino a qualche mese fa il Fondo era rimasto una chimera (approvata la legge in ritardo, nonostante i moniti dell’Ue), ora la commedia si è trasformata in farsa. Le cifre previste per gli indennizzi fanno gridare allo scandalo: solo 3mila euro per i feriti, 7.200 per i parenti dei defunti e meno di 5mila euro per uno stupro.

Come nel caso di David Raggi, il ragazzo massacrato a Terni da un immigrato clandestino, anche nel caso di Kabobo le famiglie delle vittime non hanno visto un euro. “L’ uomo che ha ucciso mio padre era un immigrato irregolare, con precedenti penali, che aveva già dimostrato una forte tendenza alla violenza – dice Andrea Masini, figlio di Ermanno, alla Verità – Non era una brava persona. Qualcuno mi deve dare risposte sul perché fosse in giro“. Dopo la condanna a 20 anni, Kabobo ora si trova in carcere. Ma le spese legali della famiglia non verranno risarcite dal condannato, perché non ha in tasca un becco di quattrino. “Ho dovuto sostenere ingenti spese legali, per le perizie psichiatriche, per fare in modo che questa persona potesse andare in carcere – spiega Masini – Ma lui è nullatenente e nessuno le ripagherà, nonostante la condanna“.

Decine di migliaia di euro spesi per impedire che l’avvocato difensore dell’immigrato convincesse il giudice che Kabobo fosse incapace di intendere e di volere. “Le analisi fatte dal nostro perito dicevano altro – spiega a La Verità Masini – parlavano di un disagio e di un comportamento che proviene da una cultura diversa dalla nostra, ma non di una persona folle. Era lucido quando ha ucciso. E pensarlo in ospedale psichiatrico o rivederlo libero dopo poco avrebbe ucciso anche me“.

Il giudice alla fine del processo costrinse l’assassino a risarcire il figlio della vittima con 200mila euro. Non li ha, quindi ora interverrà lo Stato. Con quanto? Appena 7.200 euro. Sempre che arrivino davvero. “È una presa in giro – attacca Masini – La perdita di mio padre ovviamente non si può quantificare, però anche in termini pratici la cifra non si avvicina nemmeno a quanto ho speso in questi anni. In realtà preferirei che non mi venissero dati, sarebbe quasi una mancanza di rispetto“.

Il Giornale