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L’UNIONE EUROPEA CENSURA LE CRITICHE ANTI-ISLAM SU FACEBOOK: UN DOCUMENTO DELLA COMMISSIONE SANCISCE CHE VERRANNO RIMOSSI I POST CONSIDERATI COME INNEGGIANTI ALL’ODIO

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L’UNIONE EUROPEA CENSURA LE CRITICHE ANTI-ISLAM SU FACEBOOK: UN DOCUMENTO DELLA COMMISSIONE SANCISCE CHE VERRANNO RIMOSSI I POST CONSIDERATI COME INNEGGIANTI ALL’ODIOLa Commissione Europea ha presentato un nuovo codice di comportamento (“code of conduction”) a proposito della diffusione delle manifestazioni di odio su internet (“hate spech online”).

Questo documento è stato presentato insieme ai più grandi social network mondiali, primi fra tutti Facebook e Twitter. L’obiettivo? Combattere la diffusione dell’odio in Europa.

Secondo quanto si legge nel documento, esso servirebbe per stabilire i principi ai quali la società civile si deve attenere per evitare la creazione di reti di persone che usino il web come mezzo per inneggiare all’odio. Con esso si vuole “aiutare le persone nella diffusione delle notizie e difendere quelle che sono colpite dall’incitamento all’odio”.

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Una volta che una “notizia di odio” viene segnalata agli organi comunitari essi avvertono gli amministratori del social network in questione. I quali ne garantiscono la rimozione immediata. Tutto il processo non deve durare più di 24 ore. Di fianco alle sanzioni, che già possono colpire chi diffonda messaggi illegali, i social e le istituzioni europee prevedono adesso questa nuova forma di controllo e monitoraggio.

A denunciare questo metodo di controllo definito oppressivo sono alcune voci dal mondo anti-islamico, che si definiscono vittime. Alcuni denunciano che molti commenti critici nei confronti della propaganda islamica sono stati oscurati e censurati in nome della lotta al razzismo. È quanto dice, per esempio, il Consiglio degli ex musulmani della Gran Bretagna, come da altri diversi gruppi di tutta Europa.

Essi denunciano come, per esempio, siano stati rimossi degli inviti rivolti ai cittadini nel monitorare e controllare alcune persone ritenute essere vicine ad ambienti jihadisti. Alcune di queste sarebbero poi partite per la Siria a combattere tra le fila dell’Isis.

Fonte: qui

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