Il Sud con Salvini

Ma quale ripresa, gli esercizi commerciali continuano a chiudere

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Roma, 28 dic – Al di là delle insensate euforie del presidente del consiglio Renzi e di tutti coloro che lo deridono e lo dileggiano quel che conta sono i numeri reali. Dati concreti e non prospettive o aspettative. Qui si parla del presente e quel che emerge è che nemmeno la flebile ripresa economica sta invertendo la rotta di un’economia, quella italiana, che langue e appare sempre più debole e anemica.

La Confesercenti ci fornisce in tal senso uno studio relativo all’anno che si sta per concludere, nel quale si evidenzia come le attività commerciali continuino a soffrire e a chiudere. Nel dettaglio, secondo le stime dell’osservatorio Confesercenti, anche nel 2015 il bilancio tra aperture e chiusure di negozi, bar e ristoranti sarà in rosso, con un saldo negativo di oltre 29mila imprese.

La desertificazione di esercizi commerciali e pubblici esercizi nei centri urbani non è stata difatti sostenuta da altrettante aperture. Sono solo 37 mila le nuove imprese che hanno iniziato l’attività quest’anno contro le oltre 42 mila dello scorso anno e le 45 mila del 2013.

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In totale dal 2011 ad oggi il commercio in sede fissa, la ristorazione e il servizio bar hanno registrato circa 207 mila aperture contro le 346 mila chiusure. Un saldo negativo pari a poco meno di 140 mila imprese commerciali. E così nei centri abitati aumentano le serrande abbassate e i cartelli di affittasi.

Suddividendo il dato su base regionale scopriamo che è la Sicilia ad aver registrato il saldo peggiore tra aperture e chiusure di negozi e locali (-16.355 imprese). Seguono, nella classifica delle emorragie di imprese più significative, la Lombardia (-14.327) e la Campania (-13.922). Tra le città capoluogo di provincia, invece, il primato di chiusure va a Roma: l’Urbe sta soffrendo una crisi commerciale ancora più intensa di quella registrata dal resto del Paese: in cinque anni la città ha subito un saldo negativo di quasi 7.500 tra negozi, bar, caffè e servizi di ristorazione. Seguono il comune di Torino, che perde oltre 3mila imprese, e quello di Napoli (-2.327 imprese).

La ripartenza dei consumi non è ancora così forte come ci si vorrebbe far credere. Preoccupa la frenata di nuove aperture, segno inequivocabile che la stretta del credito, l’eccessiva tassazione e la riduzione dei margini di impresa non invogliano ad aprire nuove attività commerciali in Italia.

Giuseppe Maneggio

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