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Matteo Renzi non bombarda l’Isis: “Contro i tagliagole più cultura”

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Un colloquio breve, mezz’ora al massimo. E una conferenza stampa congiunta durante la quale nessuno dei due si è sforzato di dissimulare una reciproca freddezza. Il fatto è che Matteo Renzi, nella breve visita all’Eliseo, ha sì portato solidarietà a Francois Hollande e ai francesi, confermando la vicinanza tra i due Paesi, che ha definito «due nazioni sorelle» e promettendo il massimo di collaborazione sul piano dell’intelligence. Nell’incontro privato si è anche impegnato ad aumentare il contingente militare italiano impegnato in Libano o in alcune zone dell’Africa, dove la Francia ridurrà il proprio. Ma oltre, il premier italiano non è disposto ad andare. E ad Hollande lo ha ripetuto chiaramente. L’Italia, a differenza della Gran Bretagna di David Cameron e perfino della Germania di Angela Merkel, non si unirà ai bombardamenti in Siria contro i terroristi dell’Isis.

Piuttosto, ha chiesto a Hollande di «allargare la coalizione» anti-Daesh, di cui, ha ricordato, l’Italia fa già parte anche se non partecipa a operazioni militari. E gli ha anche chiesto di prestare attenzione alla Libia, che rischia di essere «la prossima emergenza». Quella Libia – sottinteso – sprofondata nel caos proprio dopo i bombardamenti francesi contro Gheddafi.
Insomma, Renzi continua nella linea di prudenza, forte anche dell’asse con Barack Obama. Il premier italiano ha incontrato Hollande di prima mattina, poco prima che questi partisse per Mosca, dove ha incontrato Vladimir Putin. «Serve una risposta che porti all’obiettivo, la distruzione di Daesh e del disegno atroce e allucinante che rappresenta», ha spiegato in conferenza stampa. Ma la soluzione deve passare da una «strategia globale», politica, militare, di intelligence. E contro lo Stato islamico serve «uno sforzo sempre più inclusivo, una coalizione sempre più ampia». Serve che i Paesi musulmani siano attivamente impegnati.

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La posizione del governo italiano, ribadita ieri anche dal ministro Gentiloni, è che non si può combattere l’Isis, senza cercare una soluzione politica che riguardi tutta la zona, a cominciare dalla Siria: «Guardiamo con particolare interesse», ha detto Renzi, « al processo di Vienna per la Siria e siamo interessati a che si allarghi alla Libia». Detto questo, l’Italia «conferma i propri impegni a fianco dell’Unione Europea e della Francia dal punto di vista diplomatico». Diplomatico, però. Dal punto di vista militare, invece, Renzi ha ricordato che l’Italia partecipa già a molte missioni a fianco di Parigi: «Siamo impegnati a livello militare anche con la Francia, in Libano, ma anche in tutti i settori contro lo Stato islamico, in Iraq, in Siria, in Kosovo e in Africa». Come dire, il nostro contributo c’è già. Ha poi ringraziato Hollande «per l’iniziativa che ha preso» dopo gli attentati del 13 novembre. «Questo sforzo diplomatico, che seguiamo con grande cooperazione e interesse, è un fatto positivo e deve arrivare alla necessaria reazione per una strategia globale, che non sia solo militare, ma anche politica, culturale e civile». In quest’ottica, importante è il vertice che domenica riunirà a Bruxelles i leader europei e la Turchia sul tema immigrazione. Deve portare a un «accordo globale». Infine, ha ricordato che contro il terrorismo c’è bisogno «di una risposta culturale».

Un tema, questo, che aveva già svolto alcuni giorni fa a Roma, ed è stato al centro del discorso tenuto poco dopo alla Sorbona. «Non si può vincere questa sfida solo con la sicurezza. Certo dobbiamo rafforzarla», ma «dobbiamo ricordarci i valori occidentali, fare un investimento sull’educazione e sulla cultura».

di Elisa Calessi

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