Mio marito ucciso da 4 clandestini. Per lo Stato sono una vedova di serie B

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Federica Raccagni ha deciso di realizzare un video per denunciare la disparità di trattamento tra le vittime italiane e le vittime straniere: “Bene la solidarietà ad Emmanuel, ma io non ho ricevuto attenzioni”

Buonismo di Stato. Passerella. Opportunismo politico. Strumentalizzazione. Chiamatela come volete la corsa delle alte cariche dello Stato verlo la prima fila ai funerali di Emmanuel, il nigeriano morto a Fermo dopo una lite con un ultrà locale.

C’erano tutti: Laura Boldrini, Maria Elena Boschi, Cecile Kyenge e altri ancora. Angelino Alfano è andato il giorno dopo la tragedia, quando ancora si sapeva poco o nulla della dinamica. Matteo Renzi ha detto che l’Italia non lascerà sola la vedova, Chinyery. Giusto. Giustissimo: ogni tragedia merita rispetto.

O forse no. Ieri, infatti, non era un giorno qualsiasi: nella notte tra il 7 e l’8 luglo 2014 (due anni esatti fa), quattro albanesi entrarono nella casa di Pietro e Federica Raccagni, colpirono con una bottiglia il macellaio di Pontoglio e lo uccisero. Erano clandestini e facevano parte di una banda che aveva messo a soqquadro la zona. Federica, la vedova, ricorda ancora con dolore quel giorno. La morte del marito, i funerali e l’assenza dello Stato. Sì, assenza. Perché né il ministro dell’Interno, né Renzi, né l’allora Presidente della Repubblica andarono ai funerali di Pietro. Non c’era Maria Elena Boschi. Non c’era Cecile Kyenge a dichiarare che la clandestinità può portare alla malavita e la malavita distrugge la vita degli italiani. Non c’era Laura Boldrini al fianco di Federica, a rincuorarla, a dirle che lo Stato è con lei. Per questo la processione al funerale di Emmanuel la vedova Raccagni la chiama diversamente: discriminazione.

Federica ha deciso di realizzare un video per denunciare la disparità di trattamento tra le vittime italiane e le vittime straniere (guarda il video). “Ieri – dice nel video – ho sentito la notizia di Emmanuel, il ragazzo agredito da un italiano. Un brutto episodio. Cose che non dovrebbero succedere. Io sono vicina alla vittima e alla vedova, perché conosco il dolore e cosa vuol dire un atto di violenza. Ma quello che mi ha più colpito è stata tutta la solidarietà che il governo ha dato a questa vedova e che io non dal governo non ho ricevuto assolutamente. Si è mosso Alfano per andare al Paese della vedova, il Presidente della Repubblica ha speso le parole per lei. Renzi ha detto di abbandonare la vedova. Ecco io volevo denunciare che io dal governo tute queste attenzioni non le ho avute”.

Niente. Per lei nessuna solidarietà. Nessuna passerella. “Si parla di discriminazione razziale – attacca Federica – penso di averla avuta io la discriminazione razziale. Perché ci sono vedove di serie A e vedove di serie B. Ci sono vittime di serie A e vittime di serie B. Quando mio marito era una persona onesta, un marito esemplare, un padre esemplare, un cittadino onesto che ha sempre pagato le tasse. Ha contribuito a far crescere l’Italia. Era un uomo giusto e non ha ricevuto tutte queste attenzioni dal governo. Nonostante i miei richiami, nonostante io abbia fatto di tutto in questi due anni per sensibilizzare il governo”.

I familiari e amici di Pietro dovettero addirittura scrivere una lettera a Renzi per riuscire a farsi sentire. “Non sono stata tutelata prima e non sono stata tutelata dopo – conclude Federica – Che il governo si sia mosso per la vedova di Emmanuel va benissimo. Ma deve muoversi per tutti. Perché io in questi due anni ho conosciuto moltissime vittime italiane che hanno subito aggressioni e nessuno si è mai mosso. E questo non è giusto. Io voglio attenzioni. Io voglio che il governo ci tuteli. Si devono rendere conto che ci siamo anche noi italiani”.

Non serve aggiungere altro.

Fonte: Il Giornale