Il Sud con Salvini

Napoli, negli ospedali pazienti ricoverati tra la spazzatura

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Che il sistema sanitario fosse malato lo si sapeva. Molte le denuncia da parte dei sindacati dei camici bianchi.

Nonostante i medici campani e gli infermieri dia il massimo ogni giorno per permettere ai pazienti di essere curati. Ma contro il degrado organizzativo e strutturale c’è poco da fare. Come riporta Il Corriere del Mezzogiorno, capita che per mancanza di posti letto un anziano, A.V, con sospetta ischemia celebrale venga sistemato, “alla meglio”, nel corridoio esterno all’astanteria e a poco più di un metro da dei sacchetti neri per i rifiuti lasciati in bella mostra.

Quello che si vede al pronto soccorso dell’ospedale di Secondigliano-Capodichino, per intenderci quello che accoglie la popolazione dei quartieri “difficili” Scampia, Piscinola e Miano, potrebbe essere un sequel del libro di Charles Bukowski, Storie di ordinaria follia. Il triage, il metodo con cui si dividono i pazienti in base alla gravità dell’urgenza che hanno, non è ancora in vigore, e forse mai lo sarà. Qui ci rivolge al primo infermiere disponibile. Come nel caso di A.V, abbandonato in un letto in corridoio assistitio solo dall’amore della figlia Anna, che sospirando dice “È qui da 24 ore e speriamo che lo portino in reparto al più presto“. Le fa eco il marito, Andrea: “Sono amareggiato è veramente penoso assistere un anziano in queste condizioni. Che dire di più? Il sistema sanitario è a pezzi“.

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A qualche metro di distanza, dai sacchetti e dall’anziano, un signora sulla sessantina sonnecchia. Anch’essa parcheggiata nel corridoio, protetta solamente da un separé verde. Alle sue spalle una porta chiusa su cui compare un cartello giallo con la scritta “pericolo”. L’autista dell’ambulanza di lamenta: “Adesso non posso più ripartire perché senza lettiganon posso soccorrere nessuno. E quel poveraccio mica possono ricoverarlo sul pavimento?“. Infatti, poco più in là un 17enne tossicodipendente, adagiato sulla lettiga dopo un’overdose e abbandonato a sè stesso.

Nonostante lo sciopero,come fa notare il Corriere del Mezzogiorno, medici e infermieri non si risparmiano. Affannati tra flebo e aghi da inserire nelle vene dei pazienti. Lette, barelle e lettighe sono finiti, rimangono alcune sedie, per fortuna libere. Ma se alle emergenze va male, ai piani superiori non va di certo meglio. Le scale sono zeppe di cicche di sigarette, mura e pavimenti anneriti, vetri diventati opachi per la sporcizia, fili elettrici scoperti e nei reparti sei degenti per stanza. Non solo: carrelli con cateteri pieni e contenitori gialli con rifiuti ospedalieri aperti e in bella vista. Il senso di precariato igienico è ovunque, aleggia persino nelle vicinanze delle sale operatorie. O almeno, a quelle poche sopravvisutte ai tagliche hanno depotenziato le attività chirurgiche.

Tra tutti i disagi è chiaro il motivo del cartello affisso all’interno della struttura: “Attenzione, si ricorda che offendere o aggredire verbalmente o fisicamente gli operatori dell’ospedale costituisce reato…“.

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