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NICOLA PORRO – Se la democrazia non sempre rispetta la libertà

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Quanto vale la democrazia in Turchia? E quanto valeva in America. Riprendiamo il viaggio fatto da Tocqueville nel 1831 nell’altro continente – da cui nascerà La democrazia in America, pubblicata in due parti, nel 1835 e nel 1840 – per avere qualche buono spunto «antidemocratico».

Tocqueville era ammirato da quella democrazia, ma al tempo stesso preoccupato. Aron disse: «Se con la ragione egli è favorevole ad una società di questo tipo, con il cuore non sa aderire senza riserve ad una società in cui il senso della grandezza e della gloria tende a scomparire». Si tratta pur sempre di un aristocratico e per di più francese. In questo suo scetticismo democratico, c’è molto da imparare. Il nostro ama la forza della democrazia americana: «Tra le novità che attirano la mia attenzione durante la mia prima permanenza negli Stati Uniti, nessuno mi ha maggiormente colpito dell’eguaglianza delle condizioni». E ancora: «Senza fatica constatai la prodigiosa influenza che l’eguaglianza delle condizioni esercita sull’andamento della società: essa dà allo spirito pubblico una determinata direzione, alle leggi un determinato indirizzo, ai governanti nuovi principi, ai governati abitudini particolari. Subito mi accorsi che questo fatto estende la sua influenza assai oltre la vita politica e le leggi, e che domina non meno la società civile che il governo».

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La democrazia non sempre è però rispettosa dei principi di libertà. Il Nostro scrive delle pagine bellissime su un concetto che oggi dimentichiamo spesso: non è detto che una norma, una legge, un codicillo solo perché sottoposto a un processo democratico e un voto da parte di una maggioranza sia di per sé giusto o meglio liberale. «L’impero della maggioranza scrive Tocqueville si fonda, in parte, sull’idea che vi sia più cultura e più saggezza in molti uomini riuniti che in uno solo, nel numero più che nella qualità dei legislatori. È la teoria dell’eguaglianza applicata all’intelligenza. Questa dottrina colpisce l’orgoglio dell’uomo nel suo ultimo rifugio». Le pagine sull’impero della maggioranza, ma si potrebbe dire sul dispotismo della maggioranza, sono sublimi. Basterebbero loro, per avere sempre Tocqueville sul comodino. «Sotto il governo assoluto di uno solo, il dispotismo per arrivare all’anima colpiva grossolanamente il corpo; nelle repubbliche democratiche la tirannide non procede affatto in questo modo: essa trascura il corpo e va diritta all’anima. Il padrone dice sei libero di non pensare come me, la tua vita, i tuoi beni, tutto ti resta, ma da questo giorno tu sei straniero tra noi. I tuoi privilegi di cittadinanza che conserverai ti saranno inutili. Resterai tra gli uomini, ma perderei i tuoi diritti all’umanità».

Esagerato? Siamo sicuri che il democratico e fondamentalista Erdogan sia meglio dei generali? «Vai in pace, ti lascio la vita, ma è peggiore della morte». Scriveva Tocqueville.

Nicola Porro

Fonte: Il Giornale
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