Orban lancia “Schengen 2.0” per fermare i migranti e prepara un referendum anti-ricollocamenti…

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La hanno già ribattezzata “Schengen 2.0“, il nuovo piano di Viktor Orban per ridisegnare l’intero sistema di controlli alle frontiere per l’Unione Europea. Il premier ungherese ha presentato ieri un documento alla Commissione e al Consiglio europei per difendere le frontiere esterne della Ue, preservando la libera circolazione all’interno. Ma a ben precise condizioni: Orban suggerisce il rafforzamento di una polizia di frontiera comune, rigettando però ogni ipotesi di quote di ricollocamento per i migranti accolti dai vari Stati Membri.

Da Budapest, il primo ministro magiaro partirà per un tour delle capitali europee in cui esporre il suo piano in dieci punti già presentato lo scorso 15 aprile alla riunione dell’internazionale democratico-centrista andata in scena a Lisbona. Fra i punti nodali della sua proposta, la necessità di un cambio di marcia rispetto alle attuali normative, aumentando esponenzialmente la difesa della frontiera esterna, perché nelle sue parole, “non è più accettabile che a Bruxelles vi sia chi pensa di poter risolvere i problemi demografici ed economici della Ue importando nuovi immigrati.”

“La Ue – ha anticipato Orban da Lisbona – non può creare un sistema che permette l’ingresso dei migranti e poi prescrive ricollocamenti obbligatori per ogni Stato membro.” A febbraio il presidente ungherese aveva annunciato un referendum sul piano europeo di quote obbligatorie per redistribuire i migranti fra i vari Paesi dell’Unione: il meccanismo delle quote è particolarmente inviso a un Paese come l’Ungheria, che non è in prima linea nell’accoglienza ma si trova piuttosto a fare da territorio di transito – e per giunta non verrebbe prescelto da molti migranti come meta finale.

Alle parole di Orban fanno eco quelle del ministro degli Esteri di Budapest, Péter Szijjártó, che ha commentato come le attuali politiche migratorie della Ue rappresentino un vero e proprio “invito” ai rifugiati ad affrontare il mare: “Le conseguenze di questi pull-factors – spiega il ministro – sono ben evidenti”.

Da Bruxelles è arrivata una timida apertura alle proposte ungheresi: “LaCommissione Uedà il benvenuto a qualsiasi iniziativa che cerca di trovare una risposta ed una soluzione europea alla crisi dei migranti – commenta il portavoce dell’esecutivo europeo – Il presidente Juncker è molto contento di vedere che un approccio europeo alla migrazione trova sostegno tra i leder, che hanno presentato le loro idee a Commissione e Consiglio Ue. Quando la Commissione ha adottato la sua comunicazione sulla riforma dell’Asilo comune europeo ed il Regolamento di Dublino lo ha fatto con l’intenzione di avviare un dibattito politico tra gli Stati membri, che è ciò che stiamo vedendo”. Resta da vedere come e quanto questo dialogo tanto auspicato saprà dare frutto.

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