Orlando come il Bataclan. E l’Isis rivendica l’attentato

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Un trentenne americano, di origine afghana, ha ucciso 50 persone in un locale per gay. Si indaga per terrorismo

I jihadisti stanno celebrando sul web la sparatoria di Orlando come “il miglior regalo per il Ramadan“. Lo twitta Rita Katz, direttrice del Site, il sito di monitoraggio delle attività jihadiste in rete.

I jihadisti, riferisce il Site, lodano il killer: “Possa Allah accogliere l’eroe che lo ha fatto e ispirare altri a fare lo stesso”. Tuttavia, riferisce la stessa Katz, non ci sono al momento rivendicazioni della strage.

A far fuoco è stato Omar Seddique Mateen, ucciso dalla polizia, aveva 29 anni, lavorava come guardia privata per la sicurezza, era stato sposato e aveva un figlio di tre anni. Poco prima di entrare nel locale e sparare all’impazzata, ha telefonato al 911 dicendo all’operatore di voler giurare fedeltà al leader dell’Isis,Abu Bakr al-Baghdadi.

L’Isis rivendica il massacro di Orlando

“Omar era uno di noi”, ha scritto l’agenzia dell’Isis, Amaq, di fatto rivendicandola paternità dell’azione o quanto meno ha cogliendo l’occasione per farla propria. Nel testo della rivendicazione tradotto dall’arabo in inglese da Site, l’organizzazione Usa che monitora i siti jihadisti, si legge: “L’attacco che ha avuto come obiettivo un nightclub per omosessuali a Orlando in Florida e che ha causato oltre 100 tra morti e feriti è stato opera di un combattente di Isis”

Omar Mateen e i legami con l’Isis

Il giovane viveva a Fort Pierce, il capoluogo della contea di St. Lucie, in Florida. Secondo quanto riferisce il Daily Beast, Mateen era nato a New York e la donna con la quale è stato sposato per un breve periodo era del New Jersey. Il killer era noto all’Fbi ed era una delle cento persone sospettate di essere simpatizzanti dell’Isis sul radar dell’Fbi in Orlando. Mateen divenne “persona di interesse” nel 2013 e poi nuovamente nel 2014. Ad un certo punto, l’Fbi aprì anche un’indagine su di lui, ma poi chiuse la pratica quando non comparve nulla che suggerisse il proseguimento delle indagini. Inoltre a quanto pare durante la strage il killer avrebbe anche giurato fedeltà all’Isis. “È chiaramente un atto di terrorismo”, ha poi aggiunto, ascoltando il resconto delle indagini, il governatore della Florida, Rick Scott.

Il “Bataclan” di Orlando: 50 morti

La dinamica non è stata molto diversa da quella della strage al Bataclan di Parigi. Un’unica certezza: una serata di allegria che si trasforma in tragedia, spezzando la vita di decine di persone. Teatro dell’ennesima follia è stata la città di Orlando, nota finora per il celebre parco di divertimenti Disney, che si trova in Florida. Alle due di notte (ore 8 in Italia), mentre gli ultimi ospiti prendevano l’ennesimo ’shot’ e si scambiavano chiacchiere e ballavano l’ultimo pezzo, si sono sentiti i primi spari.

La notte d’inferno all’Orlando Pulse, noto night club gay, inizia quindi così: sulla pagina Facebook del locale, appare un primo messaggio “tutti escano fuori e correte”. C’erano più di 100 persone all’interno del locale, fortunatamente la folla andava scemando visto che si erano registrati, secondo alcune fonti, addirittura 320 ingressi in tutta la serata. Un uomo comincia a sparare all’impazzata contro il soffitto e contro la folla che balla sulla pista. Chi si trova accanto al bancone del bar, riferiscono i testimoni, riesce a scappare dalle uscite posteriori. Ma all’interno, restano parecchie persone, che subito si distendono a terra con il viso rivolto al pavimento in preda al terrore.

L’uomo quindi si barrica all’interno del locale, tenendo in ostaggio diverse persone per circa tre ore. Interviene La polizia, a quanto pare sono almeno nove agenti che cercano di sbloccare la situazione. Alle 5 di mattina, appare quindi un tweet della polizia della Florida che riferisce della morte del killer. Finisce l’incubo ma il bilancio è pesante: almeno 50 i morti, 53 i feriti. Sono invece 30 le persone tratte in salvo. Nella conferenza stampa, il capo della polizia ha riferito che l’uomo era armato di un fucile d’assalto, di una pistola e di un altro tipo di ordigno non identificato. Probabilmente, c’era anche un altro ordigno nell’auto dell’uomo.

Follia per un bacio gay

Il padre di Omar Mateen si è scusato per il folle gesto del figlio, autore della sparatoria all’Orlando Pulse, eha sottolineato che a suo giudizio la sparatoria pianificata dal ragazzo non ha, tra i motivi, quello della religione. Non solo, ma come riportano alcuni media statunitensi, non si sarebbe accorto di nulla di strano nel comportamento del figlio che potesse prevedere un’azione del figlio. Qualche mese fa, però, ha rivelato di aver visto il ragazzo accigliarsi dopo aver visto per strada due uomini che si baciavano.

Fonte: Il Giornale