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Padova, immigrati sequestrano dirigente del centro accoglienza

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L’accusa di cui devono rispondere trentaquattro immigrati ospitati a Monselice, in provincia di Padova è quella di sequestro di persona.

Il gruppo, insieme altri stranieri provenienti dai centri di accoglienza di Monselice, Due Carrare e dal vicino hotel Catajo, lo scorso 11 novembre, aveva inscenato una protesta all’hotel Terme di Battaglia Terme, in occasione della visita di alcuni dirigenti della prefettura per lamentare il mancato rilascio delle carte d’identità.

In quell’occasione, gli stranieri si erano “barricati” nell’ufficio della vicepresidente della cooperativa che gestisce la struttura impedendole di uscire dalla stanza per ben sette ore. Lasso di tempo in cui neppure la presenza dei carabinieri aveva fatto desistere gli immigrati. Dopo la denuncia, scattata d’ufficio, per 34 migranti è stato ipotizzato il reato di sequestro di persona in concorso.

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Ora la Prefettura ha tolto i benefici dell’accoglienza per 11 di quei protagonisti: 6 sono stati allontanati dall’hotel Catajo dieci giorni fa e altri 5 dall’ostello di Monselice. Per 3 (per i quali è stato aperto un fascicolo in Procura), invece, il gip del Tribunale di Padova, Mariella Fino, ha imposto anche vere e proprie misure cautelari: l’obbligo di firma tre volte a settimana in caserma a Monselice e il divieto di ingresso nel territorio comunale di Battaglia Terme.

Non è la prima volta che gli stranieri ospiti al centro di Monselice finiscono al centro delle cronache. A maggio infatti a lamentarsi del comportamento di alcuni stranieri era stata una giovane mamma che era al parco con la sua bambina di sette anni e il cagnolino. “Sono andata al parco con mia figlia, perché c’era sciopero della scuola – aveva detto la donna come riportato da ‘Il Secolo d’Italia’ – Mi stavo dirigendo nella parte in fondo del parco, quando si sono avvicinati in due, il doppio di me. Mi sono venuti incontro e hanno iniziato a fare apprezzamenti su di me, a dire ‘dai bella ragazza italiana, vieni con noi, ti facciamo vedere le nostre camere, dai che ci divertiamo’ e altre frasi del genere davanti a mia figlia. Io inizialmente ho tirato dritto senza badare a loro, parlavo con mia figlia. Loro hanno continuato a insistere, finché ho detto a mia figlia di allontanarsi a guardare le anatre, mi sono girata verso di loro e ho detto ‘Vergognatevi, c’è anche una bambina, smettetela’. Loro hanno continuato, poi il mio cane ha iniziato a ringhiare e si sono allontanati. Ho voluto far sapere quel che è accaduto e sono andata anche dai carabinieri”.

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