Il Sud con Salvini

Parla il gioielliere: «Avevo una pistola nel giaccone. Lo rifarei 100 volte, la famiglia è sacra»

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«La mia versione è documentabile, è quella che vedranno gli inquirenti nelle cassette del sistema di videosorveglianza». Rodolfo Corazzo, il gioielliere che ieri sera ha ucciso con un colpo di arma da fuoco uno dei tre rapinatori entrati nella sua villetta nel milanese. «I rapinatori mi hanno chiesto di staccare il sistema di videosorveglianza dopo circa un’ora da quando sono entrati in casa».
Dopo la sparatoria, però i due complici del malvivente ucciso, «mentre scappavano hanno lasciato cadere il registratore, dove ci sono tutte le registrazioni. Non ho problemi, la mia versione è quella che potranno vedere gli inquirenti. Un’ora buona è registrata, con le minacce e ciò che avvenuto all’interno e all’esterno. Quindi è tutto documentabile». I tre aggressori, ha raccontato Corazzo, erano armati con almeno una pistola e un coltello, con le quali hanno tenuto sotto minaccia di morte lui, la moglie e la figlia di 11 anni per un’ora e mezza. Fra di loro, ha precisato Corazzo, due (tra cui quello ucciso) «parlavano italiano con accento straniero, mentre l’altro non ha mai aperto bocca, comunicavano solo a gesti». Nella fuga a piedi, i delinquenti hanno portato via la refurtiva (orologi, gioielli e circa quattromila euro in contanti) e anche una delle pistole che Corazzo collezionava nel caveau. «Provo angoscia e fastidio per aver ucciso. Non ho cercato io questa storia, ma non ho avuto modo di evitarla», ha concluso il gioielliere.

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