ECCO PERCHE’ PISA RISCHIA DI DIVENTARE CAPITALE ITALIANA DELLO JIHADISMO

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Pisa è tornata sotto la luce dei riflettori per via della cellula jihadista individuata dalla Procura di Torino. Come si legge qui – infatti – le cinque persone che non potranno finire in cella per via di “alcuni errori procedurali”, sono arrivate a Torino nel 2014, salvo poi trasferirsi sotto la Torre, dove hanno dato vita ad una vera e propria “centrale della droga”.

La città toscana non è nuova ad episodi e fatti legati al jihadismo. Il primo agosto del 2016, la Torre è apparsa in un video propagandistico dell’Isis nel quale si invitava i seguaci del Califfato a mettere in atto azioni terroristiche:”Fratelli intraprendete la Jihad per la causa di Allah: combatteteli e uccideteli”. E in effetti, a Pisa, di presunti jihadisti o di estremisti islamici giudicati come tali, ne sono girati alcuni. Il 15 aprile del 2017, il ministro dell’Interno Marco Minniti ha firmato un decreto di espulsione per un 41enne egiziano residente a Roma, ma rintracciato a Pisa. I servizi di intelligence lo avevano segnalato per le sue attività sul web, tra cui quella di aver condiviso – si legge qui– “contenuti apologetici del leader Abu Bakr Al Baghdadi e proclami inneggianti alla conquista di Roma ad opera del ‘califfato”. Il 23 settembre del 2016, poi, Jalal El Hanaoui, il 26enne di Ponsacco, venne assolto con formula piena dalle accuse di istigazione al jihad tramite Facebook. Il pm aveva chiesto 8 anni di reclusione. La Procura, all’epoca, avrebbe annunciato il ricorso in appello. Sempre sotto la Torre, poi, si è svolta la vicenda di Furkan Semih Dündar, 25enne, dottorando turco, ex corsista alla Normale. Il giovane fu rimpatriato in Turchia a seguito – ha specificato all’epoca Domenico Manzione, sottosegretario al ministero dell’Interno: “…dell’individuazione di una persona che studiava da noi, e che ha manifestato alcuni intendimenti per il tramite di comunicazione elettronica. Questo ha reso prudente l’adozione del provvedimento”. Forse un aspirante jihadista, più probabilmente – come sarebbe emerso dalle indagini successive – un persona di spiccata intelligenza con tendenze anarcoidi.

Sempre a Pisa, inoltre, c’è la storia riguardante la Moschea di via del Brennero, che i contrari colleganoall’espansione del culto islamista finanziato dai Fratelli Musulmani: “Evidenziamo che la maggior parte del denaro destinato alla costruzione di moschee in Europa proviene dal Qatar, finanziatore dei Fratelli Musulmani, movimento politico-religioso messo al bando anche in molti paesi arabi. E’ anche bene ribadire che a Pisa la libertà di culto è già tutelata in quanto un luogo di culto islamico esiste da oltre vent’anni”. Un fattore nuovo, però, è emerso dalla cellula individuata dalla Procura di Torino: i jihadisti avevano creato una centrale di spaccio di droga. Quest’ultima, quindi, potrebbe essere in qualche modo legata ai finanziamenti necessari per il sostegno al jihad. Il Riesame ha infatti evidenziato una “manifesta ed espressa adesione alla ideologia della jihad estremista e violenta” e una “diretta partecipazione a comizi con militanti combattenti, l’assistenza legale ed economica a sodali arrestati, il sostegno e l’adesione alla partenza per le zone di guerra da parte di alcuni, l’omaggio rituale ai martiri in seguito al loro decesso”. Assistenza legale ed economica, quindi, ma dove potrebbero aver trovato questi soldi i jihadisti?

Magari in quelle piazze, come Cavalieri e Vettovaglie, delle quali l’opposizione politica al sindaco Filippeschi sta chiedendo l’inserimento nei luoghi in cui è previsto il daspo urbano. Filippo Bedini, consigliere comunale di Fratelli d’Italia ha dichiarato al Giornale.it che: “….a Pisa tutto è consentito dal buonismo ottuso di chi governa. Poche le risorse umane a disposizione delle forze armate e due sole pattuglie nel turno di notte; Polizia Municipale con regole d’ingaggio inadeguate e trasferimenti dal bilancio comunale praticamente assenti”. E ancora: “Un degrado sempre più dilagante – aggiunge Bedini – “che crea terreno fertile per l’annidarsi e il concentrarsi in città dei peggiori soggetti in circolazione”. Soggetti, insomma, di cui la cellula individuata dalla Procura di Torino rappresenterebbe “la punta dell’iceberg”. Il provvedimento del daspo urbano per piazza dei Cavalieri, poi, quella adiacente alla Normale, è sostenuto anche dal direttore Vincenzo Barone, rinomatamente contrario al “pugno di ferro”. Come ampiamente documentato da questa inchiesta di Giovanni Toscano su La Nazione, la città di Pisa è diventata, relativamente allo spaccio di droga, “un grande outlet dai prezzi popolari: venditori numerosissimi, imbarazzo della scelta, affollatissimo nei weekend, prezzi anche molto economici per chi sa cercare e una qualità pessima nella maggior parte dei casi”. Pisa, in definitiva, rischia di divenire sempre di più un luogo dove estremismo islamico e spaccio a cielo aperto si intersecano pericolosamente e in cui la situazione sembra essere sfuggita di mano.

via Il Giornale