Il Sud con Salvini

Pestato a sangue da un immigrato, salvato da una barista che ha assistito alla scena

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Sedicenne di colore pesta un coetaneo nel parcheggio di fronte al bar Principe in via San Quirino, ma la banconiera lo blocca e la sua collega chiama la polizia. Francesca Vinci, 28 anni, di Pordenone, non è una che si volta dall’altra parte di fronte a un’ingiustizia. E lo ha dimostrato anche in questo caso, nell’indifferenza generale. Pausa pranzo per gli studenti delle superiori. Un sedicenne dell’artistico, in compagnia di due amiche, stava mangiando al bancone. È entrato un ragazzo di colore, alto quanto lui, ma più muscoloso. Sottovoce, lo ha invitato a uscire. Alla banconiera la cosa è apparsa sospetta. «Stavo facendo i caffè e avevo lo sguardo rivolto alla vetrata che si affaccia sul parcheggio – racconta con il cuore in gola Francesca Vinci – quando a un certo punto ho visto il ragazzino nostro cliente con la faccia schiacciata contro il vetro.

Corro fuori dal bar e vedo che il sedicenne di colore stava sbattendo ripetutamente l’altro ragazzo contro la saracinesca della gelateria adiacente al nostro locale mentre altri due ragazzi, sempre di colore, sembravano assistere alla scena, immobili. La vittima del pestaggio non fiatava, né muoveva un dito. Mi è venuto istintivo gridare: “Smettila, lascialo stare”. Ma quello ha continuato, come se io fossi invisibile. Allora mi sono lanciata in mezzo a loro, cercando di separarli, ma non ci sono riuscita». Francesca ha aperto la porta del bar e ha gridato alla sua collega di telefonare alla polizia. «A un certo punto il ragazzo di colore – racconta ancora la giovane pordenonese – ha afferrato uno dei nostri sgabelli, come per tirarglielo addosso: io gli ho bloccato il polso.

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Poi gli ho detto di smetterla, perché tra poco sarebbe arrivata la polizia. Lui mi ha scansata e si è rivolto al ferito: “Io me ne vado, ma ti vengo a cercare”. Il ragazzino picchiato sanguinava dalla bocca, era pieno di graffi. Le sue due amiche piangevano terrorizzate». Il sedicenne è andato in bagno a lavarsi il sangue dalla faccia. Nel frattempo sono arrivate due volanti della polizia, che hanno rintracciato subito l’autore del pestaggio. I due frequentano due istituti differenti. Il sedicenne picchiato ha raccontato che il suo aggressore, in realtà, cercava un altra persona, un suo amico. Il coetaneo ha affermato di averlo affrontato perché riteneva che fosse uno dei due autori di una pagina Instagram in cui erano state pubblicate alcune fotografie (particolari di abbigliamento tali però da rendere riconoscibili i soggetti) in cui erano stati derisi sia lui che la sua fidanzata.

A farlo inalberare, le prese in giro rivolte alla sua ragazza. Non c’è al momento alcun risvolto penale della vicenda, salvo eventuali querele di parte (ma nessuna delle due famiglie ha inteso sporgere denuncia, la prognosi di una manciata di giorni). Due cose hanno colpito al cuore Francesca: la prima è la rassegnazione assoluta con la quale il sedicenne ha accettato il pestaggio. «Era come se gli sembrasse naturale, mi ha confidato che a scuola spesso lo prendono di mira – rivela Francesca–. Bisogna fare qualcosa nelle scuole, per impedire che simili situazioni vengano percepite dai ragazzi come la normalità». La seconda, il fatto che «nessuno dei presenti abbia mosso un dito mentre il ragazzino veniva massacrato di botte».

Fonte: Qui

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