ECCO IL PIANO DELL’ISIS PER COLPIRE RIO

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São Paulo – La polizia federale brasiliana ha arrestato oggi dieci persone, accusate di preparareattacchi terroristici da realizzare durante i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. Si tratta dei primi arresti basati sulla nuova legge antiterrorismo, varata dal Congresso brasiliano nel marzo 2016. In totale sono stati emanati 12 mandati d’arresto temporaneo di 30 giorni, prorogabili per ulteriori 30. Il tempo necessario per la conclusione delle Olimpiadi, che inizieranno tra quindici giorni. Due sospettati sono in fuga, ma la polizia li avrebbe già individuati.

L’operazione, denominata “Operação Hashtag”, si è svolta in dieci stati della federazione (Amazonas, Ceará, Paraíba, Goiás, Minas, Rio, São Paulo, Paraná, Rio Grande do Sul e Mato Grosso), ed è stata portata avanti con obiettivo di appurare la partecipazione di brasiliani in organizzazioni criminali o terroristiche internazionali, come lo Stato islamico, in modo da prevenire possibili attentati. Gli arrestati partecipavano ad un gruppo on line chiamato “Difensori della Sharia”. Secondo la polizia federale brasiliana, le intercettazioni telefoniche hanno mostrato come gli arrestati “incitavano alla intolleranza razziale, di genere e religiosa, e si preparavano all’uso di armi e a tecniche di guerriglia”.

Secondo il Ministero della Giustizia di Brasilia, le indagini hanno permesso di individuare in tutto il territorio nazionale un centinaio di simpatizzanti, apologeti e addirittura “membri battezzati” dallo Stato islamico, ovvero soggetti che hanno giurato fedeltà al califfo Abu Al-Baghdadi. Gli arresti sarebbero partiti nel momento in cui i sospettati sono passati da semplici commenti on line su social network ad una preparazione effettiva di attacchi terroristici. Alcuni di loro stavano negoziando l’acquisto di fucili AK-47 da trafficanti paraguaiani. I servizi di intelligence brasiliani sono riusciti ad intercettare l’ordinativo di armi e così risalire a tutta la cellula e procedere con gli arresti. Secondo il ministro della Giustizia brasiliano, Alexandre Moraes , i sospettati, tutti cittadini brasiliani, comunicavano tra loro via Internet e con le app di messaggistica istantanea Whatsapp e Telegram. Per ragioni di sicurezza e per “assicurare l’esito dell’operazione ancora in corso”, la polizia brasiliana non ha divulgato i nomi degli arrestati. Il processo, attualmente in corso, è stato secretato dalle autorità giudiziarie.

“I sospetti avevano iniziato a fare addestramento, praticando arti marziali e maneggiando armi emunizioni” ha dichiarato il ministro della Giustizia brasiliano. Moraes ha sottolineato come il Brasile si prepara a combattere possibili atti di terrorismo durante le Olimpiadi di Rio, che iniziano il prossimo 5 agosto con la cerimonia di apertura allo stadio del Maracanã. Un evento in cui il gigante sudamericano riceverà capi di Stato e di governo di tutto il mondo. Le misure di sicurezza a Rio de Janeiro sono state rafforzate dopo l’attentato di Nizza, soprattutto perché il lungomare di Copacabana, punto turistico principale della città, ha un lungomare molto simile a quello della città francese.

Oltre ai dieci arresti, le autorità brasiliane hanno messo sotto indagine un’organizzazione non governativa (ONG) attiva in Brasile, che operava ufficialmente in campo umanitario ed educativo, ma che avrebbe organizzato incontri e seminari in tutto il territorio nazionale a difesa dello Stato islamico e per la divulgazione della legge coranica. Il nome della ONG non è stato divulgato dalle autorità.

L’Operazione Hashtag è la prima di questo genere realizzata sul territorio brasiliano, ed è stata resa possibile dalla collaborazione della polizia federale brasiliana e dei servizi segreti di Brasilia, la ABIN (Agência Brasileira de Inteligência) con i servizi di intelligence internazionali.

Il Brasile ospita la più grande comunità di origine araba delle Americhe, con oltre venti milioni di discendenti arabi, provenienti principalmente da Libano e Siria. La maggior parte di loro perfettamente integrati nella società brasiliana, soprattutto perché di religione cristiano maronita e quindi più facilmente assimilabile in un Paese a forte maggioranza cattolica. Tuttavia, a partire dalla fine degli anni ’70, è iniziata una migrazione di arabi musulmani dal Medio Oriente, soprattutto sciiti libanesi, che si sono installati in diversi stati brasiliani, ma soprattutto nella regione della Triplice Frontiera, tra Argentina, Paraguai e Brasile. Una zona grigia da dove passa un enorme flusso di contrabbando, incluse armi, munizioni e droga. Da anni i servizi brasiliani e le intelligence di mezzo mondo, americani in primis, monitorano le attività economiche degli arabi in quella regione, principalmente nella città di Foz do Iguaçu, dove diverse persone sono state indagate per riciclaggio di denaro e finanziamento ad Hezbollah.

La scorsa settimana il Brasile ha espulso un cittadino franco-algerino, Adlène Hicheur, professore all’Università Federale di Rio de Janeiro, condannato in Francia nel 2009 per legami con il terrorismo internazionale. E il 29 giugno scorso è stato diramato un allerta su tutto il territorio brasiliano per un ex-detenuto di Guantanamo, Jihad Ahmad Deyab, siriano, che sarebbe fuggito dall’Uruguay ed entrato in Brasile, facendo perdere le sue tracce. Deyab era stato portato in Uruguay dalla prigione americana grazie ad un accordo tra i presidenti degli USA, Barack Obama e José Mujica.

Occhi della Guerra