Pioggia a Genova, cede la diga contenimento del greggio realizzata sul Polcevera: la barriera non ha resistito allʼinnalzamento del livello del corso dʼacqua…

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GENOVA – Si sono rotte due delle barriere di ghiaia innalzate alla foce del Polcevera. La poca pioggia arrivata è bastata per abbattere la diga di ghiaia che era stata costruita sull torrente, poco più a monte del ponte di Cornigliano. Grande fermento e agitazione tra gli addetti ai mezzi che hanno dovuto spostarsi per non essere investiti dall’ondata.Il torrente si è portato via una fila di panne e i sifoni. Aperta una fessura anche nella seconda barriera verso il mare per consentire all’acqua di defluire, barriera che poi ha ceduto.C’è ancora una terza diga prima dello sbocco, oltre ad alcune barriere galleggianti.

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Le chiazze di petrolio si stanno muovendo verso la foce, e minacciano il mare. “La situazione è complicata, non sappiamo quanto greggio potrà finire in mare. La Capitaneria di porto è riunita per l’emergenza ed ha dichiarato lo stato di emergenza locale”, ha detto l’assessore comunale alla protezione civileGianni Crivello. “Preoccupa molto la situazione a Fegino e Pianego, per fortuna non c’è stata nessuna tracimazione nel Polcevera. La questione ora riguarda la criticità dello specchio marino. Faremo il punto coi Vigili del Fuoco per capire come operare. Dobbiamo riprendere in mano la situazione”, ha precisato l’assessore a Primocanale.

Restano ancora una diga di ghiaia e alcune barriere galleggianti, profonde circa 1 metro e mezzo, che rappresentano una garanzia. A meno che il vento non le renda instabili. L’odore nella zona è molto forte. La pioggia sul Polcevera e sull’immediato entroterra è ora assente o debole. L’incidente complica il lavoro di bonifica pianificato per i prossimi giorni. Con la proclamazione dello stato di emergenza locale si possono prendere iniziative a difesa delle spiagge che potrebbero essere investite dalle chiazze di idrocarburi. Mobilitati battelli e gommoni per recuperare il greggio finito in mare

Era stata una notte relativamente tranquilla in Valpolcevera. Solo pochi millimetri di pioggia sono caduti sul rio Fegino e sul torrente principale, ma i quantitativi leggermente più elevati registrati alle sorgenti hanno determinato l’innalzamento del livello dell’asta principale. Parliamo di accumuli nell’ordine dei 40-50 mm sui rii Verde, Riccò, Burba e Molinassi, nei comuni di Mignanego e Ceranesi. Grande attenzione anche sui rii Pianego e Fegino: se si ingrossassero, il greggio ancora presente nei loro alvei si riverserebbe in quantità ancora maggiore nel Polcevera e quindi in mare. Rimane in vigore fino alle 14 l’allerta gialla emanata dalla protezione civile.

Negli scorsi giorni la Protezione Civile aveva avvertito: “Il maltempo complicherà le bonifiche”. Quindi sprint deciso ai lavori per evitare quella che era stata definita come una “possibile catastrofe”. Iplom ha annunciato che il 90% del petrolio è stato rimosso. Federico Grasso, responsabile relazioni esterne di Arpal, ha spiegato: “La situazione è delicata soprattutto dove c’è stata la rottura. Dobbiamo evitare che arrivi nuovo petrolio nel Polcevera. Se aumenta il livello del rio Pianego e del Fegino, cresce questo rischio”.

I LAVORI – Crivello annuncia che il drone della Fondazione Cima ha effettuato immagini importanti che saranno a disposizione dei soggetti ai quali saranno utili e poi parla dell’incontro rinviato con gli abitanti di Fegino: “Hanno ragione ad essere arrabbiati – spiega l’assessore – io e la giunta li avremmo incontrati volentieri ma hanno preferito che l’incontro avvenisse a Fegino, nei prossimi giorni”.

Sono 11 gli autospurghi in azione sull’alveo del torrente Polcevera per bonificare acqua e greto dal petrolio sversato domenica dalla condotta rotta della Iplom. I tecnici hanno lavorato tutta la notte grazie a potenti fotocellule senza che la debole pioggia creasse problemi. Le precipitazioni, comunque, potrebbero creare preoccupazioni sia per la possibile “discesa a valle” del greggio ma anche per il rallentamento delle opere di bonifica.

Nella zona dello sversamento si teme che possa uscire altro petrolio.Perché proprio dietro al tubo c’è una concavità del terreno, probabilmente ancora piena di greggio. E le piogge potrebbero far tracimare il liquido contenuto all’interno, mandando a valle altro veleno. I tecnici Iplom spiegano che è impossibile coprire l’area con materiale solido: anzitutto perché incombe il sequestro, e poi perché il versante è molto franoso.

PETROLIO IN MARE – Si è ampliata anche in mare, al largo delle coste del ponente Ligure, l’emergenza inquinamento per lo sversamento di greggio dall’oleodotto della Iplom a Genova. L’allarme è stato lanciato dalla Capitaneria di Porto di Savona, che ha avvistato una grande chiazza di petrolio lunga circa 3 miglia e larga duecento metri a circa 4 miglia al largo di Loano, dove è arrivata da Genova spinta da venti e correnti.

La Prefettura di Genova, sulla base delle rilevazioni fatte dalla Capitaneria di Porto di Savona, anche attraverso riprese aeree, ha stimatato in circa 50 metri cubi di petrolio la consistenza della chiazza di idrocaburi individuata.

Altre quattro chiazze iridescenti sono state individuate più vicine alla costa, in movimento verso Ponente, rende noto la Prefettura. Quest’ultima ha reso noto che la società Castalia interverrà con un natante per la verifica della situazione e provvederà a “porre in essere le misure necessarie per il contenimento e assorbimento dell’inquinante”.

Negli scorsi giorni il greggio aveva già raggiunto le acque antistanti il porticciolo di Pegli, vicino all’imbarcadero, nel ponente di Genova. La segnalazione è giunta al centralino della Capitaneria di Porto che ha subito disposto la bonifica della chiazza. L’obiettivo è ottenere la piena balneazione per l’estate: “Per questo non facciamo sconti alla Iplom e chiediamo un immediato ripristino delle condizioni della spiaggia e degli scogli macchiati dal greggio”, ha detto Mauro Avvenente, presidente del Municipio Ponente.

DRAMMA IPLOM – I sindacati di categoria e le rsu hanno incontrato Iplom per discutere della richiesta di apertura della procedura di cassa integrazione chiesta dall’azienda che costringerà a fermare la raffineria a partire dal 25 aprile. “La procedura si è conclusa – si legge nella nota dei sindacati – con la firma dell’accordo della cig a rotazione per 240 dipendenti. Durante la fermata l’azienda garantirà la presenza di una squadra di emergenza di numero superiore a quella prevista dalle normali procedure”.

Produzione ferma dal prossimo lunedì e cassa integrazione dal 6 maggio. In cassa, a rotazione, andranno 240 lavoratori su 252. L’accordo è stato firmato in una riunione fiume tra azienda e rappresentanti sindacali. I 12 lavoratori che non saranno interessati dalla cassa integrazione saranno impegnati nelle attività al porto petroli di Multedo e nel deposito di Fegino, due siti che continueranno in parte a rimanere operativi.

“A Busalla viviamo entrambi gli aspetti – dice il sindaco Loris Maieron – sia i disagi per l’ambiente sia la vicenda occupazionale. Siamo preoccupati, la popolazione vive tutto questo con ansia dalla popolazione. Il dialogo con l’azienda è costante: “C’è sempre stato, gli incontri ci sono, ci siamo rapportati con loro per il nuovo Puc. Chiaro che è un’azienda a rischio incidente rilevante, è seguita da tutti gli enti preposti. Stiamo facendo tutto ciò che prevedono le normative”. Intanto a Fegino si chiede a gran voce la chiusura. “È una situazione difficile. Ci sono enti preposti perché le aziende lavorino in sicurezza e rispettino leggi, normative e controlli”

TOTI – “Vivremo le prossime 24 ore piuttosto difficili, a causa del maltempo previsto. Ci sarà la massima allerta della Protezione civile regionale, per poter intervenire. Si stanno comunque rinforzando barriere e terrapieni e anche i battelli, preposti alla pulizia del mare, stanno lavorando a pieno ritmo”. Lo ha detto il governatore della Liguria, Giovanni Toti, sull’emergenza petrolio nel Polcevera.

GIAMPEDRONE – “Siamo pronti per affrontare un’emergenza nell’emergenza, data dal maltempo delle prossime ore, che può provocare danni aggiuntivi con l’arrivo in mare di maggiori quantità di petrolio. Ovviamente, superata l’emergenza, dovremo predisporre un piano di bonifica a carico dell’azienda, perché è importante che tutta l’area venga ripristinata, come era prima dell’incidente ambientale”.

RIXI – L’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Edoardo Rixi, ha aggiunto: “Chiediamo che il governo intervenga con un piano straordinario soprattutto sui poli petrolchimici e sugli oleodotti e non solo per un monitoraggio, ma anche per mettere a disposizione risorse per un revamping di questi impianti. Chiediamo che si apra un tavolo di discussione”.

ANCHE L’IIT IN CAMPO – Alle forze in campo contro il petrolio potrebbe aggiungersi anche l’Istituto Italiano di Tecnologia, che tra l’altro ha sede in Valpolcevera, a Morego. “In virtù di un campionamento potrebbero rendersi disponibili ad analizzare il materiale in modo scientifico così da suggerire il metodo migliore per assorbirlo”, spiega Crivello annunciando la notizia.

L’INCHIESTA – Il pm Cotugno dispone una perizia tecnica per stabilire come e perché si sia rotto a Genova il tubo dell’oleodotto della raffineria Iplom. Sono tre i fronti seguiti dagli investigatori: una piccola frana, le condizioni della condotta e le manovre eseguite dai tecnici durante il pompaggio del greggio nell’oleodotto dal porto petroli di Genova Multedo alla raffineria Iplom. Il pm valuta la nomina di un geologo per stabilire se lo smottamento creatosi sul luogo dello sversamento sia stato la causa di un danno all’oleodotto.

LA SITUAZIONE A FEGINO – Via Borzoli verrà chiusa in ora serale per un breve tratto, in modo da consentire la prosecuzione dei lavori in piena sicurezza. Saranno vietati il transito e la sosta dalle ore 21 alle ore 5 nei giorni 22, 23 e 24 aprile nel tratto compreso tra via Ferri e salita alla Chiesa di Fegino. Potranno però passare i mezzi in servizio pubblico e i residenti. “Se i lavori finiranno prima il divieto cesserà in anticipo”, riferisce l’assessore Crivello. L’ordinanza è stata firmata dal sindaco Doria.

Resta alta la tensione tra gli abitanti. “Il sindaco ci ha invitato lunedì a una riunione privata. Ma noi non ci andiamo. Lui è il nostro rappresentante, deve venire qui tra la gente a vedere la situazione. Noi non siamo al suo servizio, è lui al nostro servizio”, attacca Marta Parodi, una delle cittadine più battagliere a Fegino, che si era già sfogata a Primocanale in lacrime durante l’incontro in Regione subito dopo gli sversamenti. E dal quartiere arriva un secondo appello: “Ora c’è l’emergenza e gli occhi sono tutti puntati qui. Ma per favore, non dimenticateci”. Scoppia la rabbia contro Iplom: “Se ne devono andare, sono anni che subiamo ingiustizie”.

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