Il poliziotto vive con 300 euro: Ho servito l’Italia, ora ho perso la dignità

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Walter Cucovaz, ex agente di polizia oggi costretto a vivere con pochi euro: “Ho visto morire i miei colleghi. Non chiedo altro che riconquistare la dignità”

Vive con soli 300 euro al mese. Anzi: 375 euro e qualche spicciolo. Poco, troppo poco per un poliziotto che ha “servito lo Stato rischiando la mia vita”.

Walter Cucovaz è un ex agente di polizia. Quando ancora vestiva la divisa è stato assegnato anche alla scorta di Falcone e Borsellino. Il giorno della strage di Capaci del 23 maggio 1992 è stato solo fortunato. “Nel 1983, all’età di 22 anni – racconta ad Andrea Chiovelli in una intervista a Ivg.it – mi hanno destinato a Palermo. Per via dei turni il giorno della strage ero in servizio al Tribunale, dove smontai alle 7 del mattino. Alle 16 mi avvisarono della strage”.

Un agente. Come tanti. Come quei ragazzi che spendono la loro vita, rischiando la morte, per un’Italia che li dimentica troppo in fretta. Walter, infatti, ora lotta per sopravvivere. Tra povertà e miseria. “Io ho servito lo Stato, rischiando la mia vita. Ho visto morire i miei colleghi. L’unica cosa che chiedo è riprendermi la mia dignità”. Vive in un condominio di Savona, con pochi euro a disposizione ogni mese. “Vivo in una casa piena di danni – racconta – ho la lavastoviglie rotta, sono costretto a girare le manopole del gas con le pinze. Ho la tenda del balcone strappata e d’estate non posso farmi ombra. Sono piccoli problemi quotidiani, che però non posso risolvere se non abbassandomi ogni volta a chiedere al mio amministratore”.

La sua vita professionale è stata contrassegnata dai lutti, non solo la strage di Capaci. Che però è l’inizio di un calvario: “Da allora cominciai a subire forti traumi depressivi – ricorda – e mi trasferirono a prestare servizio nella città di Bergamo, come supporto alla penitenziaria durante i vari processi alle Brigate Rosse. Poi sempre in servizio protezione, come ai vari summit dei capi di stato a Venezia; e successivamente in protezione dell’allora presidente di Confindustria Pininfarina, che possedeva una proprietà a Garlenda vicino Albenga”.

Poi la tragica morte di un amico e collega, suicidatosi in Questura con l’arma di servizio. “Pe me fu difficile gestire questo fatto – ammette Cucovaz – Marco era il mio migliore amico”. Poi la morte del padre e l’arrivo della misera pensione. “Rimanendo solo ho iniziato ad abusare fortemente di alcolici, per non pensare – si sfoga il poliziotto – Sono stato ricoverato diverse volte nel reparto psichiatrico di Valloria. Mi hanno mandato in una clinica per disintossicarmi, ma io volevo morire… e quindi me ne andai volontariamente. Allora, nel 2010, il giudice ha deciso di affidarmi ad un amministratore di sostegno, e da lì ho iniziato gradualmente a perdere la mia dignità. In tutti i sensi”. L’amministratore, infatti, gli permette di prelevare dal conto appena 250 euro ogni 20 giorni. Lui si sfoga: “Fate in modo che avvenga almeno in automatico, senza che sistematicamente ogni volta debba abbassarmi a chiamare lo studio dell’avvocato, sentendomi rivolgere frasi che urtano la mia sensibilità ed emotività, e che non posso più continuare ad accettare. Lasciatemi almeno l’illusione di una vita normale”.

Fonte: Il Giornale