IL PREMIO NOBEL PER L’ECONOMIA STIGLITZ: ”SI PARLA DI PRESUNTI VANTAGGI DELL’IMMIGRAZIONE, MA PER L’EUROPA NON E’ VERO”

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“Da molto tempo avevo previsto che questa stagnazione avrebbe avuto alla fine conseguenze politiche. Quel giorno e’ ormai alle porte”, afferma il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz invocando un ripensamento del commercio globale dopo il terremoto del referendum britannico sull’Unione Europea.

In un articolo pubblicato sul quotidiano “The Guardian” l’economista avverte che “digerire le implicazioni del voto del Regno Unito per la Brexit prendera’ molto tempo alla Gran Bretagna, all’Europa e al resto del mondo e che le conseguenze piu’ profonde dipenderanno, ovviamente, dalla risposta dell’Ue”.

A suo parere un divorzio amichevole e’ nell’interesse di tutti perche’ “i benefici del commercio e dell’integrazione economica tra Regno Unito e Unione Europea sono reciproci”; la linea dura del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker dettata dalla volonta’ di scoraggiare l’effetto contagio, “ignora la lezione della Brexit e delle primarie repubblicane statunitensi: ampi segmenti della popolazione non se la passano affatto bene. L’agenda neoliberista degli ultimi quattro decenni puo’ essere stata un bene per l’uno per cento piu’ ricco, ma non per il resto della popolazione”.

“Su entrambe le sponde dell’Atlantico i cittadini percepiscono gli accordi commerciali come fonti dei loro guai – prosegue Stiglitz -.  Gli accordi di oggi sono negoziati in segreto, con gli interessi societari ben rappresentati e i comuni cittadini e i lavoratori completamente tagliati fuori. I risultati sono a senso unico verso la compressione dei diritti dei lavoratori. Gli accordi commerciali hanno giocato un ruolo nella creazione di questa disuguaglianza ma molti altri fattori hanno contribuito a spostare l’equilibrio politico verso il capitale”, precisa il docente della Columbia University, citando, ad esempio, le norme sulla proprieta’ intellettuale che hanno accresciuto il potere della case farmaceutiche di alzare i prezzi.

“Ogni aumento del potere di mercato delle corporation – spiega Stiglitz – si traduce di fatto in un abbassamento dei salari reali. Gli effetti della stagnazione e del declino dei salari reali si sono combinati poi con quelli dell’austerita’, con tagli ai servizi pubblici sui quali fanno affidamento cosi’ tanti lavoratori a medio e basso reddito”.

“La conseguente incertezza economica per i lavoratori, unita all’immigrazione, ha creato una miscela tossica”, continua il Nobel per l’economia, sostenendo che “un aumento dell’offerta di manodopera scarsamente qualificata porta a un abbassamento dei salari e quando i salari non possono essere piu’ abbassati la disoccupazione cresce. Si parla molto dei presunti vantaggi dell’immigrazione. Per uno stato che fornisce un basso livello di prestazioni garantite, cioè protezione sociale, istruzione, assistenza sanitaria e cosi’ via, a tutti i cittadini, cio’ puo’ essere vero. Ma per i paesi che offrono una discreta rete di sicurezza sociale, come quelli europei, e’ vero il contrario”.

“Il risultato della pressione al ribasso dei salari e dei tagli ai servizi pubblici e’ stata l’eviscerazione del ceto medio”, sintetizza l’economista, sottolineando che le famiglie medie prima non hanno partecipato abbastanza ai benefici della crescita economica e poi, con la crisi del 2008, “hanno visto miliardi spesi per salvare le banche e spiccioli per salvare le loro case e i loro posti di lavoro”. “Tuttavia – conclude Stiglitz – ci sono alternative agli attuali regimi neoliberisti che possono creare una prosperita’ condivisa, cosi’ come ci sono alternative come il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti proposto da Barack Obama che possono causare ulteriori danni. La sfida oggi e’ imparare dal passato, al fine di scegliere le prime ed evitare le seconde”.

Il Brexit, nella sostanza, è un no netto e chiaro al liberismo sfrenato, all’immigrazione di manodopera dequalificata e a basso costo in Europa da Africa, Medio Oriente nazioni povere dell’Asia, e un no altrettanto netto ad accordi e patti segreti delle elite finanziarie globali ai danni della gente. Il Brexit, di fatto, decreta l’inizio della fine della globalizzazione selvaggia e del neoliberismo su cui s’è basata.

Fonte: Il Nord

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