IL PROCURATORE ZUCCARO ANNIENTA I BUONISTI: “CHI NON CONTROLLA I MIGRANTI METTE A RISCHIO LA CIVILTÀ DELLO STATO”

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“Le ultime misure” varate da Marco Minniti “sono proficue”. Il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro si schiera al fianco del ministro di ferro del governo Gentiloni e in difesa dei patti con la Libia per bloccare il “flusso incontrollato” di “migranti clandestini”.

Una presa di posizione non da poco nei giorni in cui l’Onu definisce “disumano” l’accordo dell’Ue (e del Belpaese) con il governo di Al Serraj.

Il magistrato che per primo ha scoperchiato il velo d’ipocrisia sull’operato delle Ong nel Mediterraneo, mercoledì sera era relatore al ciclo di conferenze promosso dal Collegio Augustinianum dell’Università Cattolica dal titolo “La gestione interna del fenomeno migratorio”. Di fronte ad un folto pubblico, il pm ha criticato la gestione “improvvisata” del fenomeno migratorio di Angelino Alfano (pur senza citarlo) e ha ammesso il fallimento delle missioni marittime europee (Frontex e Eunavfor Med) che “non hanno raggiunto i loro obiettivi”. Non sono mancate in generale reprimende nei confronti dell’Italia per aver “abdicato al controllo del flusso migratorio” e per averlo delegato alle Ong, permettendo così ai criminali di raggiungere la “massima possibilità di ottenere profitti”.

La posizione di Zuccaro è chiara: l’afflusso incontrollato di “migranti clandestini” gestito dalle bande criminali libiche era il “fattore di maggior destabilizzazione della Libia”. Bene ha fatto dunque Minniti a mettere Al Serraj nelle condizioni di “controllare le zone di imbarco”. Il prezzo è quello di aver costretto i profughi in centri di detenzione “disumani”? Certo. Per questo il pm vorrebbe “l’intervento delle Nazioni Unite” nel controllo delle strutture, ma non farebbe un passo indietro sulle scelte politiche prese. Le partenze vanno comunque fermate.

A fare da contraltare alle tesi del procuratore, il direttore dell’Augustinianum, Edoardo Grossule, e il suo vice, Andrea Panatè, hanno invitato la professoressa Francesca De Vittor, ricercatrice confermata in diritto internazionale dell’Università Cattolica di Milano. Uno scontro aspro e segnato da divergenze d’approccio: da una parte la “spinta solidaristica” di chi rifiuta la definizione di “clandestino”; dall’altra quella “serenamente realista” di chi è consapevole che “non possiamo far arrivare tutti a bussare alla nostra porta”.

Per la De Vittor ogni essere umano ha “diritto a migrare” ovunque voglia e lì presentare richiesta di asilo. E non importa se la maggioranza dei profughi approdati nel Belpaese non sono tecnicamente dei rifugiati, perché “l’Italia ha ratificato norme internazionali che impongono” di “far entrare tutti e poi decidere chi deve rimanere”. Da qui nasce la critica agli accordi realizzati da Minniti con Tripoli: “L’Italia in passato è stata condannata per i respingimenti – ha fatto notare la docente – e oggi sta delegando alla Libia le attività illecite in modo da non risultare responsabile di quanto accade”. L’obiettivo sarebbe quello di fermare gli immigrati prima che approdino in acque internazionali per “non entrare in contatto con loro” e lavarsene le mani. Speranza vana, secondo De Vittor, perché Roma è comunque responsabile di ciò che accade in Libia in quanto “consapevole dei trattamenti inumani” nei centri profughi africani: chiunque presti assistenza ad uno Stato che viola i diritti umani – è il ragionamento – ne diventa di fatto corresponsabile.

Le tesi della ricercatrice non convincono però Carmelo Zuccaro. “Non si può dire che quello di Serraj è un governo canaglia”, dice. “L’Ue fa bene a mettere gli Stati membri nella condizione di difendersi dall’immigrazione incontrollata”. “La Guardia Costiera di Tripoli è composta da persone che rispettano le leggi – aggiunge il pm – trattare con Al Serraj non significa diventarne complici, ma serve a bloccare il traffico di migranti”. Già. Perché se si desidera la stabilità del Mediterraneo, l’unica soluzione è quella di “impedire” ai criminali di assumere “posizioni di forza in Libia”. La linea da seguire è quella dettata da Falcone e Borsellino nella lotta alla mafia. “I trafficanti sono dei mostri – ripete il procuratore – e se noi li lasciamo liberi di arricchirsi” continueranno a mantenere il potere e a incrementare l’orribile tratta di esseri umani.

Ed è qui che Zuccaro pizzica le Ong. “Tutte le attività che consentono ai migranti di arrivare in Italia – sostiene il magistrato – si pongono in oggettivo contrasto con la lotta ai trafficanti”. Piazzarsi a pochi metri dalle coste della Libia, dunque, non è spirito umanitario. Ma un aiuto ai criminali. E non è solo una questione giuridica, ma anche e soprattutto politica. Zuccaro lo sa: “Non si può dire ai profughi ‘mettetevi in mare’ e poi decidere chi accogliere e chi respingere. Lo Stato ha il diritto di controllare il flusso migratorio quando diventa un costo eccessivo”. Il diritto del governo si trasforma poi nel “dovere verso i cittadini” di “non impedire un accesso incontrollato che superi le capacità di accoglienza”: “Ci sono milioni di persone povere che tentano di partire – spiega il pm – ma questo non corrisponde al dovere per l’Italia, che ha risorse limitate, di accoglierli. La Croce Rossa insegna che prima di prestare soccorso è necessario assicurare la propria sicurezza. Mi chiedo: un Paese che fa entrare 10 milioni persone può definirsi sicuro?”. Ovviamente no. Perché un governo che “non è in grado di controllare l’ingresso dei migranti mette a rischio la civiltà dello Stato”. Parola di Zuccaro.

via Il Giornale