Il Sud con Salvini

QUEL PIANO DELLA SINISTRA IN ACCORDO CON I SINDACATI: TASSA DELL’1% SU CASE E CONTI…

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C’è persino un disegno di legge depositato in agosto che attende di essere esaminato, il 4623. Prevede senza tanti giri di parole «l’introduzione di un’imposta sui grandi patrimoni».

È firmato dal deputato Roberto Capelli di Democrazia solidale – Centro democratico (il gruppo di Bruno Tabacci). Ma non è questa proposta che deve preoccupare i proprietari di casa e gli intestatari di conti in banca. Se arriverà una patrimoniale (tassa ricorrente calcolata non sul reddito, ma sulle proprietà mobiliari e immobiliari dei contribuenti) non sarà per via parlamentare.

Magari la rifileranno in versione mascherata, come è successo con Imu e Tasi, a suo tempo presentate come imposte di scopo e smascherate da Confedilizia per quello che sono. Una patrimoniale da 22 miliardi all’anno.

Oppure sarà il risultato di un compromesso del governo (presente o futuro) con chi chiede da tempo di spremere fino all’ultimo le ricchezze private degli italiani per finanziare la spesa corrente.

Un cavallo di battaglia per la Cgil. L’ultima versione auspicata dalla confederazione di Susanna Camusso è una tassa progressiva per i patrimoni complessivi che superano i 350 mila euro. Gettito previsto, 10 miliardi di euro all’anno. La precedente versione proposta dallo stesso sindacato prevedeva un aliquota dell’1% per i patrimoni sopra gli 800 mila euro con una franchigia di 1.000 euro.

Con due case e investimenti per un valore complessivo di un milione di euro la tassa annuale sarebbe di 9.000 euro. Da aggiungere a quelle già in vigore. Persino la più moderata Cisl di Annamaria Furlan due anni fa chiese di finanziare un bonus di mille euro per i contribuenti con una tassazione delle ricchezze oltre 500 mila euro e aliquota massima oltre il milione, escludendo la prima casa.

La proposta resa pubblica giovedì dal Nens ed Eticaeconomia non si discosta molto da questo disegno. Tassa individuale progressiva calcolata sul valore di immobili e investimenti, con una franchigia. L’aliquota sempre all’1%. Nessuna soglia citata. Pochi dettagli anche sulla riforma della imposta di successione «consistenti incentivi alla distribuzione dei patrimoni trasmessi in eredità anche fuori della cerchia familiare». Nessuno, fino ad ora era arrivato a tanto.

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Il Nens è il pensatoio dell’ex ministro Vincenzo Visco e questo non dovrebbe garantire sonni tranquilli né ai contribuenti né al governo. L’esecutivo Gentiloni ha bisogno dei voti di Articolo uno – Mdp al Senato per fare passare la nota di aggiornamento del Def. Il capogruppo della sinistra-sinistra a Palazzo Madama è Maria Cecilia Guerra. Esperta di fisco, a suo tempo nominata dallo stesso Visco in una commissione consultiva sulla tassazione delle famiglie.

Sempre nella stessa area, Pierluigi Bersani si è più volte espresso a favore di una tassa patrimoniale prendendo di mira gli immobili e titoli sopra 1,5 milioni di euro. Inutile dire che altri esponenti della sinistra, da Beppe Civati oppure Stefano Fassina sono dei sostenitori. Tra i principali sostenitori il governatore della Toscana Enrico Rossi che l’ha proposta per finanziare gli investimenti o misure per aiutare i migranti «a casa loro».

Più defilato il Movimento 5 stelle, più volte accreditato come sostenitore della patrimoniale. Nessuna posizione ufficiale, ma il costo di misure come il reddito di cittadinanza rendono inevitabile la ricerca di nuove entrate.

Complesso è il caso di Mario Monti. Da presidente del consiglio assicurò di non volere introdurre una tassa patrimoniale. Poi varò la storica stangata sul mattone che i proprietari di immobili conoscono bene, poi rafforzata da Enrico Letta.

Una volta libero, da semplice senatore a vita, ha rivendicato quella patrimoniale. E ha criticato la sinistra di Matteo Renzi per non avere nel programma un’altra imposta ricorrente (oltre a quelle varate da lui) sugli immobili.

Solidi liquidi da versare nelle casse dello stato per delle proprietà che liquide non sono. Chissà se tanto accanimento sul mattona non sia dovuto al fatto che il patrimonio dello stesso Monti – come rivelò l’economista Riccardo Puglisi – sia di 19 milioni di euro, per due terzi in titoli e solo in piccola parte in case.

Fonte: Qui

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