RAQQA – Civili usati come scudi umani dall’Isis

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“L’Isis ha ammassato migliaia di civili negli edifici al centro di Raqqa”. A parlare è una fonte anonima del network curdo Aranews, dalla capitale del Califfato. Cristiani e membri di altre confessioni minoritarie, ma anche musulmani: insomma, la maggior parte dei civili di Raqqa stanno per essere usati come scudi umani dagli uomini del Califfo, mentre le forze curde, appoggiate dall’esercito americano, avanzano verso la capitale dello Stato Islamico.

Centinaia di persone, secondo fonti locali, sarebbero già state stipate negli edifici della polizia religiosa e nelle “shari’a house” del Califfato, a Raqqa. L’obiettivo dei jihadisti, come spiega un attivista locale, citato da Aranews, Salman al-Hamwi è quello di far sì “che gli attacchi delle Sdf e i raid della coalizione colpiscano il maggior numero di civili, così da poter affermare che le Sdf appoggiate dall’Occidente prendono di mira civili innocenti”. Nei villaggi di Mlehan, Tal Shahin e al-Adriya altrettanti residenti sono stati presi in ostaggio dai jihadisti proprio mentre gli uomini del Califfato si scontrano con le forze curde. Per questo, ha spiegato ad Aranews un ufficiale delle Sfd, Habun Osman, le forze curde stanno cercando “di non usare armi pesanti su quei fronti per evitare vittime civili”.

Quella dell’utilizzo di civili come scudi umani da parte dell’Isis non è una novità. Anzi, può essere considerata, ormai, come una vera e propria prassi. Già nell’ottobre del 2015, infatti, il ministero della Difesa di Mosca, aveva diffuso delle immagini, riprese da droni, in cui veniva documentato come gli uomini dello Stato Islamico in Siria cercavano di sfuggire ai bombardamenti dell’aviazione russa rifugiandosi in zone residenziali e confondendosi tra i civili. In particolare le immagini mostravano come mezzi militari e contenenti armi e munizioni venivano assembrati dai jihadisti accanto ad una moschea, al centro di una zona residenziale.

Anche durante la presa di Ramadi da parte delle forze irachene, l’Isis fece ampio utilizzo di questa tecnica per evitare che i principali obiettivi del Califfato venissero colpiti dai raid aerei statunitensi. Proprio a Ramadi l’Isis portò con sé anche bambini, durante le manovre militari nelle strade e nei sobborghi della città, approfittando così delle regole di ingaggio dei militari americani, obbligati a ridurre al minimo i danni collaterali, e quindi le vittime civili, durante le operazioni.

Trasportare, quindi, i civili sul teatro delle operazioni militari, fa parte di una strategia ben precisa degli uomini del Califfato, che si servono, appunto, della popolazione residente, come strumento per evitare di essere colpiti dai raid aerei o dai proiettili di artiglieria. Una tattica che, durante la battaglia per la liberazione del capoluogo della regione irachena di al Anbar, ha complicato non poco le operazioni militari, tanto che il Pentagono ha definito quella di Ramadi come “la campagna aerea più precisa della storia”.

E i 20 civili rimasti uccisi, nella giornata di ieri, durante un bombardamento dell’esercito iracheno a Falluja, sono vittime proprio di questa tattica. Anche nella città ad ovest di Baghdad, la prima città irachena a cadere nel 2014 sotto il controllo dell’Isis, che il governo iracheno sta cercando di strappare agli uomini del Califfato, i jihadisti stanno usando i civili come scudi umani, impedendo alla popolazione di lasciare la città. Sono 50mila i residenti tenuti in ostaggio dai jihadisti, che minacciano di morte chiunque tenti di fuggire, mentre l’esercito di Baghdad si prepara a marciare nel centro della città assediata.  Meno di 800 persone sono riuscite a lasciare la città da quando è iniziata l’offensiva militare. Gli altri sono costretti a rimanere sotto il controllo degli uomini dell’Isis, con “scorte alimentari limitate e controllate”, senza medicine ed acqua potabile, secondo quanto ha reso noto, in un comunicato, la coordinatrice umanitaria delle Nazioni Unite per l’Iraq, Lise Grande.

Civili usati come scudi umani dall’Isis a Raqqa